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Scheda lettura a cura di Giuseppina Serio

PANARARI  MASSIMILIANO

Uno non vale uno

Marsilio – Ve – 2018 - € 12

 

Massimiliano Panarari (Reggio Emilia, 1971) può essere definito come politologo, sociologo della comunicazione, massmediologo, nonché saggista ed editorialista. Presta la sua competenza nell’Università Luiss di Roma come professore di Organizzazione del  consenso ed alla Bocconi di Milano come docente di Informazione e potere. E’ collaboratore de La Stampa, dell’Espresso e del Venerdì di Repubblica  e scrive anche su Il Mulino e Reset. Altri suoi testi: L’egemonia sotto culturale, Einaudi, 2010 – Elogio delle minoranze (con F. Motta), Marsilio, 2012 – Informazione e potere, Le Monnier, 2017.

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ACINO XVI - TANTA VOGLIA DI KEYNES

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Guido Alpa (Ovada, 1947), giurista ed avvocato, delinea con semplicità e chiarezza le proposte del celebre economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946), nel suo editoriale su La Stampa di lunedì 14 gennaio 2019, a pag. 26, aiutato da una titolazione appropriata “Tanta voglia di Keynes”, “La politica dei sacrifici dà benefici apparenti, è ora di rilanciare le opere pubbliche”: questo è in sintesi il pensiero del grande economista di Cambridge.


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ACINO XV - VIDEOCRAZIA

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Giovanni Sartori (Firenze 1924- Roma 2017) politologo di livello internazionale, ci viene ripresentato dal Corriere della Sera, a pag. 49, di sabato 22 dicembre 2918, con un estratto di una sua conferenza tenuta in Svezia nel lontano 1994, ma ora attuale, nella sua analisi del “video-potere”. La democrazia ha una sua lunga storia e si incrocia con la storia della civiltà, ne segue le vicissitudini, ne subisce le sconfitte: oggi la sua “situazione” presenta delle complessità. Perché mai? Sentiamo l’autore: “La mia risposta parte da lontano: è infatti il “pensiero debole” la causa principale dei nostri problemi attuali. E dietro il pensiero debole si trova spesso un pensiero critico che alla fine dei conti tanto critico non è”. La situazione oggi si è di molto aggravata per via dell’espandersi della tecnologia che tutto invade. “E’ l’era del video-potere, quello che mi spaventa” confessa l’autore, gettando un accorato allarme sul fatto che la democrazia “è messa in pericolo da livelli insostenibilmente bassi di competenza politica”. In democrazia deve esistere il dibattito politico, la dialettica continua tra opposte ideologie, un continuo scambio di proposte atte a consolidare la vita sociale, ma oggi “diventa sempre più difficile sostenere una democrazia di successo”. Oggi, poi, le novità della tecnologia mettono in campo nuovi modelli di comunicazione, che vogliono creare un “modo diretto” di porsi tra chi governa e chi è governato, con i sondaggi, con i social, con i media: “la sondocrazia e la videocrazia stanno generando una democrazia senza demos, senza un popolo degno di questo nome. E così veniamo al problema della demo-inflation, cioè dell’inflazione o del rigonfiamento del popolo”, si acquisisce “un sempre maggior direttismo”. Queste “procedure dirette” mettono all’angolo il valore della democrazia rappresentativa fatta di dialogo, annullano di fatto il popolo a cui si rivolgono. “La democrazia diretta in questione è in realtà una democrazia demoscopica e, dunque, una democrazia monitorata dai sondaggisti. Una sondocrazia. E quindi tutta un’altra specie”. Non, dunque, democrazia rappresentativa basata sulla partecipazione, sul rapporto dialogante, ma passiva accettazione, con “risposte” pilotate. “E’ evidente che nella sondocrazia non si dà partecipazione e nessuno sviluppaun interesse per la politica”. Di fatto si alleva “un demos debole incoraggiato a nulla-sapere ed a nulla-fare”. Ne vien fuori un sistema politico debole, la passività dell’utente, l’eclissi della democrazia: “alla fine ci lascia soltanto con un popolo di cartone, un pubblico finto che nella realtà non esiste”.

( a cura di Giuseppina Serio- In questo sito parecchie schede di testi di questo autore)


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L\'attualita\' del Popolarismo Sabato 26 gennaio 2019 Polo del \'900, Via del Carmine 14

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L'attualità del Popolarismo
Sabato 26 gennaio 2019
Polo del '900, Via del Carmine 14, Sala '900, ore 10:30
 

Il 18 gennaio del 1919, dall’albergo Santa Chiara in Roma, veniva diffuso l'appello "Ai liberi e forti", il manifesto programmatico che costituisce l'atto di fondazione del Partito Popolare Italiano. Si è trattato di un fatto politico di straordinaria importanza: per la prima volta nel nostro Paese i cattolici si organizzavano in partito, e favorivano l'ingresso sulla scena politica di grandi masse popolari, fino ad allora ai margini della vita dell'Italia. Lo ricorderemo con un incontro che si terrà sabato 26 gennaio, alle ore 10:30, presso il Polo del'900 (sala '900), a cui parteciperanno Rosy Bindi, Guido Bodrato, e padre Francesco Occhetta, del Collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica.
L'evento si inserisce nell’ambito delle iniziative organizzate dalla Fondazione Donat-Cattin e dall'Associazione dei Popolari del Piemonte per ricordare uno dei momenti fondativi della presenza politica dei cattolici in Italia, e per riflettere sull’attualità delle idee che hanno alimentato la nascita e la vita del PPI.


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da ROCCA n.24 - 2018: Sicurezza e legittima difesa

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In un articolo su “Rocca” (rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi), n. 24 del 15 dicembre 2018 Gian Carlo Caselli ci parla di sicurezza e legittima difesa come sono contemplate nel “decreto sicurezza” convertito in legge e come sono percepite in una società (la nostra) permeata di odio; odio che, sostenuto da una beata ignoranza e diffuso sul web e nel linguaggio della politica, genera “pensieri di violenza... trivialità... becere semplificazioni”. Da qui il discorso passa al caso di Mimmo Lucano e ai casi delle navi cariche di migranti che non trovano approdo, con una domanda di fondo: esiste il giudice imparziale oppure il giudice è chiamato a interpretare la legge?


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Abbiate il coraggio di restare soli

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La lettera del sindaco, letta FC il 7 ottobre 2018 in piazza a Riace. 

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.

A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.

Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.

Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.

La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.

Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.

Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.

Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.

Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.

Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

 

Mimmo Lucano. 


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