Storie brevi di mafia e delle sue vittime - Le istituzioni di rappresentanza


TERZA PARTE


Le istituzioni di rappresentanza


 


Con cristallina limpidezza il fenomeno mafioso era stato sottolineato dal deputato Pio La Torre nella relazione di minoranza della Commissione parlamentare. Così egli dirà: "La mafia sorge e ricerca subito i suoi collegamenti con i pubblici poteri della nuova società nazionale e i pubblici poteri accettano, a loro volta, di avere collegamenti con la mafia, per scambiarsi reciproci servizi". Tra le due parti la collusione è chiara e stringente: la componente mafiosa ha buon gioco con "certi" rappresentanti delle istituzioni che sottostanno al meccanismo corruttivo. Obiettivo principe di tutte le varie forme di criminalità organizzata è l'accumulo della ricchezza: più se ne ha e più si ha potere. Il ricorso alla violenza, da parte delle mafie, come si legge in "legislature. camera. it/bicamersli/antimafia /sportello/dosdier/dossier 1_4" è l'extrema ratio. Esse "si avvalgono in modo sistematico e continuativo dell'intimidazione e utilizzano parte dei loro ingenti capitali per corrompere alcuni politici, burocrati, magistrati e chiunque possa essere loro utile per il raggiungimento dei loro obiettivi. La corruzione, infatti, è per sua natura silenziosa, crea un clima di complicità, favorisce l'intreccio tra attività legali e illegali, consente di conseguire l'utile desiderato con rischi minori, mina dall'interno le istituzioni, che solo apparentemente mantengono un volto democratico".


Si è iniziato questo breve percorso storico sulla mafia di "Cosa Nostra" con una frase di Falcone, ma ce n'è un'altra  più nota e ricca di senso e di speranza. In un'intervista fattagli dalla giornalista Marcelle Padovani, egli dirà: "Credo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l'eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine". Il magistrato era un uomo molto pragmatico e anche chi si avvicina a tale fenomeno, per professione o anche solo per mera conoscenza, lo deve essere. Al momento, senza andare troppo in là, ma limitandoci agli ultimi 77 anni della storia governativa del Paese si scopre che il Parlamento italiano, con Commissione bilaterale (25 senatori e 25 deputati) affronterà il fenomeno  mafioso a far data dal 1962. Con la legge n. 1720 del 20 dicembre 1962 e su iniziativa di Ferruccio Parri e Simone Gatto, verrà istituita la prima "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere". In verità tale proposta era stata presentata dal primo dei due firmatari, e senza successo, per ben due volte. La prima, sull'ordine pubblico in Sicilia e a seguito dell'eccidio di Portella della ginestra, risaliva al 14 settembre 1948, mentre la seconda fu avanzata dieci anni dopo, nel 1958. L'acuirsi di una situazione carsica, legata allo scontro per il dominio del territorio palermitano tra bande mafiose rivali, quella dei La Barbera e dei Greco, darà il via libera all'accettazione della terza proposta, nel corso della terza legislatura. La Commissione parlamentare, sotto la presidenza dell'onorevole Paolo Rossi, si costituirà nel febbraio '63, ma non terrà alcuna seduta, a causa dello scioglimento anticipato delle Camere. Ripresa l' attività legislativa e confermata l'istituzione della Commissione, sotto la presidenza del senatore Donato Pafundi, a seguito della strage Ciaculli, nota anche come "la prima guerra di mafia", ebbe luogo la prima convocazione. Nella strage, che avvenne il 30 giugno, morirono, tra carabinieri e artificieri, 7 uomini. La reazione dello Stato fu immediata e su quell'onda si inserì la Commissione, che si riunì a meno di una settimana dell'accaduto. La bomba che aveva provocato quelle morti, per dovere di cronaca, in realtà era destinata al capo clan di una delle due famiglie in combutta. Divenuti vincitori del conflitto, i Greco presero in mano il comando del traffico di stupefacenti che dal capoluogo siciliano aveva ormai assunto una levatura transoceanica. In precedenza si è già accennato alle mutazioni di pelle della mafia. Questa guerra, in particolare, segnerà il passaggio degli "affari" dal tipo più strettamente edilizio a quello urbano e in tale terminologia verranno compresi in prima battuta il traffico di droga e, a seguire, nei decenni successivi, la raccolta e lo smaltimento rifiuti. Il modello agrario delle origini, su cui, sul finire dell'800, si era costruita la mafia e che era perdurato fino alla seconda guerra mondiale, sarà quindi sostituito da quest'altro, con una valenza sempre più imprenditoriale. A partire  poi dall'ultimo trentennio del secolo scorso, essa si predisporrà ad avvicinarsi al mondo finanziario e a prepararsi a una nuova mutazione. Qui si incuneerà per continuare a perseguire i suoi traffici illeciti che, purtroppo, persistono tuttora.


Dal 1963, terminata la IV Legislatura, con le successive legislature si susseguiranno anche i lavori della Commissione, che avranno come presidenti prima l'onorevole Cattanei e dopo il senatore Carraro, già menzionato. Con questi, mentre era in corso la VI Legislatura, che terminò il 1 maggio 1976, si conclusero i lavori della Commissione, che, fino ad allora, si erano limitati alla sola Sicilia. Il risultato produsse la pubblicazione di 42 volumi con circa 30 mila pagine. Suo compito era stato analizzare "la genesi e le caratteristiche del fenomeno mafioso, al fine di produrre le misure necessarie per reprimerne le manifestazioni ed eliminarne le cause". Il 5 luglio 1976 s'insediò la VII Legislatura, che si concluse anticipatamente; infatti terminò il 2 aprile 1979 e vide come presidente del Consiglio, nei tre governi che la caratterizzano, sempre lo stesso parlamentare (Andreotti III-IV-V). Questi saranno gli anni in cui il terrorismo, sia rosso, sia  nero funesterà il Paese, mentre, riguardo alle Commissioni parlamentari, c'è da rilevare, e a questo punto verrebbe da dire, stranamente, che la Commissione antimafia fu l'unica a non essere nominata e costituita. Riavviatasi l'attività legislativa, con l'VIII Legislatura, che inizierà il 20 giugno del 1979 e si concluderà anticipatamente il 4 maggio del 1983, bisognerà attendere il 13 settembre del 1982 e la legge 646 (Rognoni - La Torre, ricordata e nota più come La Torre, in onore e omaggio alla  memoria del deputato) per vedere istituita la seconda Commissione parlamentare antimafia. A differenza della prima, non ebbe poteri d'inchiesta e si limitò, come da antimafia dossier 1_4 sopra riportato, a " verificare l'attuazione delle leggi antimafia, di accertare la congruità della normativa, la conseguente azione dei pubblici poteri ed infine di suggerire al Parlamento misure legislative e amministrative". Terminò i suoi lavori nel 1987, quando si era esaurita la seconda guerra di mafia e stava arrivando a conclusione il maxi processo di Falcone e Borsellino, durato due anni e due mesi e i cui verdetti verranno letti il 12 dicembre, per più di due ore, dal presidente della Corte, Alfonso Giordano, per complessivi 2665 anni di carcere e 19 ergastoli. Condanne che saranno confermate e rese definitive dalla Cassazione il 30 gennaio del 1992. Lo Stato con quel processo era riuscito a mettere a segno un grande colpo contro la mafia che era stata sì vinta, ma non ancora sconfitta. In quello stesso anno e nei successivi l'organizzazione criminale più longeva del Paese,fra le altre vittime, ne farà due, di eccellenti, perché verranno uccisi entrambi i due giudici, Falcone e Borsellino, fautori del maxi processo. Dopo queste morti verrà istituita la quarta commissione parlamentare antimafia, presieduta dall'onorevole Violante. La precedente e terza, all'interno della X Legislatura (14/06/1987-22/04/1992) detta dal suo presidente, Commissione Chiaramonte fu dotata di potere d'inchiesta. Con tale commissione si superano le fasi di "analisi e conoscenza delle organizzazioni mafiose" per passare a "quella di sviluppo dell'attività propositiva, sia sul versante legislativo che su quello amministrativo". La quarta Commissione, istituita all'interno della XI Legislatura (6/04/1992- 14/04/1994) pur proseguendo sulle indicazioni della Commissione Chiaromonte, vedrà - si legge sempre in “antimafia dossier 1_4” - per la prima volta approvata "una relazione sui rapporti tra mafia e politica" ed evidenziera' "la necessità di affiancare, contemporaneamente, all'azione repressiva nella lotta contro la mafia (antimafia dei delitti), un'azione diretta a costruire condizioni di efficienza della pubblica amministrazione, in grado di assicurare i servizi essenziali ai cittadini e di riallacciare un rapporto di fiducia con lo Stato (antimafia dei diritti)". Qui ci si arresta, perché è su questo solco  che continuerà il lavoro delle successive Commissioni antimafia. Resta comunque fermo il fatto che nel quindicennio che va dal 1978 al 1993, le vittime di mafia o perché bersagli mobili o perché inconsapevolmente troppo vicine a interessi mafiosi, quando, se non ancora, colpite per sbaglio, compongono un lungo elenco, come si potrebbe  evincere dalla comparazione con alcune altre serie storiche che qui, per brevità, non si presentano. Si ricorda invece la prima vittima ufficiale eccellente della mafia, Emanuele Notarbartolo, che risale al 1893, unitamente alla prima inchiesta storica riguardante la mafia, del 1876, condotta da Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino. I due studiosi toscani, deputati della Destra Storica e meridionalisti, presenteranno una relazione in Parlamento che poi diverrà un saggio in due volumi, dal titolo "La Sicilia nel 1876". Per la ricchezza della documentazione e acume di analisi l'opera costituisce un testo base per tutti gli studi inerenti la materia. E in virtù di ciò, come si cercherà di evidenziare la prossima volta, avendo accennato alla forza corruttrice del sistema mafioso, com'anche alla sua capacità di mutazione, c'è un ulteriore aspetto che caratterizza le organizzazioni mafiose. Come risulta da “antimafia dossier 1_4”, esse sanno "coniugare la tradizione con la modernità, secondo una logica utilitaristica, in base alla quale tutto ciò che conviene all'organizzazione mafiosa va fatto e tutto ciò che non conviene va evitato, il massimo risultato va ottenuto con il minimo costo, vale a dire l'impunità". A questo proposito sono istruttive alcune note biografiche di Emanuele Notarbartolo, raccolte su Wikipedia. org. Di origini aristocratiche, nasce a Palermo  nel 1834. Qui cresce, ma, diventato presto orfano di entrambi i genitori, si trasferirà prima a Parigi eppoi a Londra, dove conosce due esuli siciliani. Orienta gli studi soprattutto in campo economico e sarà, in seguito, un sostenitore del liberismo conservatore. Ritornato in Patria, nel 1859 si arruola nell'armata sarda e nel 1860 partecipa alla spedizione dei Mille. Nel 1865 divenne assessore di Palermo, ma nel 1866, con l'insurrezione della Città, sarà travolto con tutta la classe dirigente. Si allontana per qualche anno dalla politica, ricoprendo altrove posti di responsabilità. Nel 1873 viene eletto sindaco di Palermo e vi rimane in carica per tre anni, fino al 1876. Nel febbraio di quello stesso anno viene nominato dal Governo Depretis direttore generale del Banco di Sicilia, che è sull'orlo del fallimento. Lavora, facendosi molti nemici, per il suo risanamento, ed evitare così il collasso dell'economia siciliana. Il Consiglio d'amministrazione è composto da molti politici, legati, anche, alla mafia locale. Tra questi Raffaele Palizzolo, con cui avrà contrasti. Nel 1890 il Governo lo dimissionerà, due anni dopo, nel 1892, subirà un sequestro di persona e ci fu addirittura il sospetto che Palizzolo ne potesse essere stato il mandante. Il 1° febbraio 1893 verrà ucciso con 27 pugnalate in una carrozza ferroviaria, lungo il tragitto Termini imerese - Trabia. Un uomo di "cosa nostra", Fontana, verrà processato come autore dell'omicidio, mentre Palizzolo, accusato dal figlio di Notarbartolo, Leopoldo, lo sarà in qualità di mandante. Condannati, saranno assolti, in ultimo grado, nel 1904, dalla Corte d'Assise di Firenze.


 


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