27/05/2020

Amici e Simpatizzanti di Politica,
sono in molti a passeggiare sul lungomare Pietre Nere. Qualcuno si accalora. Il contendere è la riapertura e ripresa del Paese. Si è In attesa dei 98 decreti attuativi, ma soprattutto delle decisioni che saranno prese in sede europea con "i frugali" Austria, Olanda Danimarca e Svezia. Sono i quattro paesi che continuano a remare contro. Un punto comunque mentre discutono, trova tutti concordi: arriveranno, anche se ancora non si sa quando, molti miliardi di euro. Il governo ne ha già stanziati più di 70. Dall'Europa, anche se si dovrà vedere come, ne potranno arrivare molti altri ancora. E proprio perché si parla di cifre ingenti Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, alle prese con la 'ndrangheta calabrese, da tempo, non si stanca di mettere in guardia e avvisare che "sempre le mafie sono presenti là dove c'è da gestire denaro e potere". E sono stati tanti gli omicidi di stampo mafioso impressi nella memoria. Qui ne voglio richiamare solo due. Quello di Peppino Impastato, ucciso nel 1978, avvenuto nello stesso giorno del delitto di Aldo Moro. E, sempre in maggio, a 14 anni di distanza, la strage di Capaci (capaci, fatti capaci, in dialetto significa rassegnati) dove perirono Giovanni Falcone, la moglie, Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta. Sulla strage di Capaci ancora si conoscono i colpevoli ma non i mandanti. Di Peppino, invece, militante di Democrazia proletaria e conduttore di una radio locale, che denunciava i crimini mafiosi, si è appurata la verità. Felicia Bartolotta, la madre, voleva giustizia per il figlio ammazzotole due volte in quanto il caso era stato subito archiviato, come decesso avvenuto a seguito della preparazione di un atto terroristico. Il mandante dell'assassinio, il boss Gaetano Badalamenti,in carcere in America, è stato dichiarato colpevole e condannato all' ergastolo nel 2002. La madre di Peppino morirà nel 2004,dopo aver assistito per televisione alle tante morti annunciate in questa calpestata terra di Sicilia. Oltre alle vittime che sono cadute per mano mafiosa, sono stati infranti e calpestati anche gli uomini di questa terra che, per atavica mancanza di lavoro, per ottenerne uno devono sottomettersi a chi glielo procura. A questo riguardo "Cosa nostra" non detiene più l'esclusiva su se stessa, perché, per fortuna, vi sono "altri" che si battono e s'impegnano affinché diventi "cosa nostra" rendere visibile ciò che non lo è, siano questi fatti oppure uomini. Uno di questi attivisti si chiama Marco Omizzolo. La sua combattivita', la sua osservazione sul campo è possibile conoscerla attraverso la scheda del libro "Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell'agromafia italiana" di cui è l'autore, preparata da Gian Paolo Zara. L'acquisizione della consapevolezza a rivendicare i propri diritti di lavoratori da parte di indiani sikh, dimoranti nell'agro pontino, conferma che "le norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e le norme sul collocamento" vanno sempre salvaguardate. La legge n. 300 del 20 maggio 1970, meglio conosciuta come lo Statuto dei lavoratori, porta infatti questa titolazione. Le sue disposizioni normative, specie l 'art. 18 sul licenziamento del lavoratore, sono state negli anni, specie nell' ultimo decennio, oggetto di revisione e di acceso dibattito parlamentare. Questa legge, che ha compiuto 50 anni ha consentito "alla nostra Costituzione di entrare nelle fabbriche". Per chi lo volesse, notizie a essa attinenti sono rinvenibili nel nostro sito nella sezione Approfondimenti.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni