26/04/2020

Amici e simpatizzanti di Politica
è appena trascorso il 25 aprile, ricorrenza della Liberazione. La libertà dal nazifascismo, riconquistata 75 anni fa, "abbiamo finito per confonderla con il benessere" , senza che, passando dal sessantotto al terrorismo, ce ne rendessimo conto. La storia ci insegna che laddove questa viene a mancare, per riaverla occorre avere sentimenti di fratellanza e unità di intenti. Ci voleva il Covid-19, questo invisibile virus, che, sollevandoci dalla frenesia del tempo, intrappolati nelle tane domestiche, ci permettesse di desiderare il fascinoso profumo della libertà. Poi, per chi come me, in questa quarantena, ha avuto la fortuna di trovarsi ad abitare di fronte al mare, tale sensazione si è espansa a dismisura. Tra meno di una settimana si avvierà la fase due, la ripartenza. I cittadini italiani, dal nord al sud, hanno vissuto e affrontato il confino dando, tranne poche stupide eccezioni, un superbo segno di disciplinato civismo, a tutela propria e della salute pubblica. A reggere le difficoltà c'era l'intima convinzione che tutti, ognuno per la propria parte, avrebbero fatto il dovuto. La ripartenza, la ripresa prevista per il 4 maggio, spiace dirlo, non appare però coordinata e condivisa. La ripresa, qualunque sia la sua natura, fisica tecnica, economica, poggia saldamente su tre principi: ordine delle priorità, chiarezza delle scelte e rispetto dei tempi. In quest'ultimissimo scorcio, invece, stiamo assistendo a una disdicevole corsa alla propaganda politica che assomiglia più a "tana, liberi tutti " che a "coesi e compatti a scudo". Ci attendono tempi duri, durissimi. La burocrazia italiana in questo frangente non è certo d'aiuto. L'occupazione, già preoccupazione incombente degli ultimi governi che si sono avvicendati, si paventa ora problema più drammatico. Per il 2020 è già previsto uno scostamento del Documento economico finanziario di 55 miliardi e un prodotto interno lordo con segno negativo dell' 8%. In questo marasma l'Europa continua a scricchiolare e a rimandare le decisioni concrete in grado di rassicurare i Paesi dell'Unione più colpiti, primo fra tutti l'Italia, che ha bisogno urgente di liquidità per sostenere tutta l'imprenditoria, dalla più piccola alla più grande, e la povertà che è raddoppiata. Nel Consiglio europeo del 23 u. s. i Paesi del Nord Olanda, Austria, Svezia e Danimarca sono stati reticenti. Solo la Germania si è dichiarata più aperta e possibilista nei confronti dei Paesi del Sud, tra cui troviamo alleati Spagna, Francia e Italia, i più colpiti dalla pandemia. Si discuterà ancora molto su come impostare il Recovery fund, ma in ogni caso passeranno ancora molti giorni. Troppi. La speranza è che nel prossimo Consiglio europeo del 6 maggio il presidente Charles Michel sia in grado di individuare un terreno di gioco lungimirante per l'Europa tutta, capace di superare "le diffidenze" dei Paesi del Nord e "le preoccupazioni" di quelli del Sud.
Questo virus è micidiale per gli effetti che provoca e tra le sue pieghe se ne cela un altro di cui si dà traccia nel sottostante acino: "Secondo virus" a cura di Giuseppina Serio.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni