25/11/2019

Amici e simpatizzanti di Politica,
è arrivato il momento di dirsi le cose come stanno. All'improvviso, dal profondo del mare sono apparse delle sardine che da Bologna, da piazza Maggiore, hanno lanciato un messaggio forte e chiaro ai populisti della loro netta distanza quantitativa e qualitativa dal mondo leghista. Quel segnale si è immediatamente diffuso e molte altre piazze d'Italia si sono riempite di sardine, giovani e no, che rivendicano il loro diritto di pensare diversamente. Così come me che rivendico ancora il mio NO al referendum abrogativo del 4 dicembre del 2016, promosso inizialmente dal Movimento 5 Stelle. Anno di svolta il 2016. Quel referendum, tanto per rammentarlo, spaccò il Pd. In quello stesso anno un altro referendum sancì l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. E ancora, venne decretata la fine della crisi economica che, da quasi un decennio, imperversava nel mondo globalizzato. La fine di quella crisi, oramai è chiaro, riguardò soprattutto l'America, non certo il resto del pianeta. Anzi, da allora, si sono palesati e resi più evidenti i nuovi scenari mondiali con gli attuali potentati. Gli inglesi dopo tre anni, e le molte date rimandate di uscita dall'Unione, saranno richiamati a votare, mentre da noi è successo di tutto e di più. La vittoria referendaria è stato il varco per i pentastellati per l'assalto al cielo, infatti, con le elezioni politiche del 4 marzo 2018, detengono un terzo dei seggi del Parlamento. Ora, a distanza di 20 mesi, con in mezzo le elezioni europee del 2019,i grillini non solo si ritrovano a governare con un altro partner, con cui si sono sempre scontrati, ma, soprattutto, hanno perso intorno il 15% del consenso popolare. Il Movimento è in grande affanno e il governo, bello senz'anima, che qualcuno ironicamente colora di fucsia, arranca tra le fatiche di una finanziaria dura e senza infamia che, almeno lo si spera, ci permetterà, evitando troppe lacrime e sangue, di tirare il fiato e poi meglio ripartire. Ripartire per dove?
L'Italia è letteralmente sott'acqua. Alla fragilità idrogeologica che da secoli la caratterizza si aggiunge, irrisolta, la sua mancata messa in sicurezza e l'annoso problema del lavoro. I tavoli di crisi aziendale oltrepassano i 150, di cui l'ex Ilva e l'Alitalia sono le più preoccupanti, per importanza e dimensione occupazionale. Sulla prima, anche se la strada è ancora in salita, pare che si arrivi a un accordo con il colosso multinazionale ArcelorMittal. Sulla seconda sembra, al momento, non esista alcuna soluzione. Che fare? La risposta, forse, si potrà ravvisare nell'uso della ragione prudente. Il richiamo a questa virtù è stato sottolineato da Nadia Urbinati all'indomani della fiducia espressa dal Parlamento all'attuale governo. Ho scelto volutamente questo articolo, esposto sotto forma di acino, perché è stato scritto da una donna. Il 25 novembre ricorre il giorno dedicato alla lotta contro le violenze alla donna e nel nostro Paese molte, troppe, sono ancora le donne vittime di violenza. Una donna violentata è una donna mutilata. La sua mortificazione è un trauma che non è solo individuale, ma crea un grave danno sociale ed economico anche al Paese che lo permette. In Italia questo non è stato ancora sufficientemente messo a fuoco, quando, invece, basta una semplice immagine per farsene un'idea. Basta pensare a un uccello che si libra perennemente in volo con un'ala, anziché due. Questo è ciò che fa chi compie un atto di violenza.
Ritorno alla crisi, questa volta politica che serpeggia nella componente governativa. Par di capire che i 5 Stelle, con i loro accadimenti, che finora abbiamo seguito con attenta cortesia, devono decidersi se intendono fare sul serio e diventare grandi. La buona volontà da sola non basta. Fare opposizione con il vaffa della protesta e dell'abolizione è cosa ben diversa dal buon governo e dalla buona amministrazione.
In tutto questo trambusto in quale ordine e piano si pone il movimento delle poco appariscenti e popolari sardine? Forse si dilegueranno? Forse no. A Torino si raduneranno, io sarò con loro, martedì 10 dicembre, non nel salotto buono, ma in piazza Castello. Appuntamento alle ore 19.00 per guardarci in faccia e chiarire che noi ci siamo e non ci disperdiamo. Concedetemelo tre genuine sardine bolognesi: le persone libere non possono immaginare e pensare che altri, come è scritto nel vostro manifesto, non possano "avere il diritto di farsi ascoltare".
Ne Il muro che cadde due volte di Antonio Polito (prossimamente la scheda sarà sul sito) si legge: "La libertà non è una condizione naturale degli esseri umani, ma un prodotto culturale, anche un esercizio faticoso di cui molte volte nella storia gli uomini hanno preferito liberarsi".
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni