03/07/2019

Amici e simpatizzanti di Politica,
da Lampedusa a Bruxelles, non dimenticando il G20 di fine giugno ad Osaka, in Giappone, emergono fragilità umane, politiche e giudiziarie che ci rendono sempre più attoniti per via delle conseguenze che priorità, opportunismi e sconsideratezze, di cui ci è data notizia, comportano. E se, misto a stupore, è irrinunciabile l'interrogativo: ma cosa sta succedendo al mondo? Altrettanto irrinunciabile, per impedire che la confusione ci sovrasti, è la necessità della risposta, o quanto meno l'abbozzo di un tentativo. Partire dall'analisi e osservazione del mondo a noi più prossimo credo possa essere un buon inizio. A questo riguardo, per chi ha seguito l'incontro di ieri l'altro, è inutile dirlo, la strada è spianata. I dati raccolti da Mauro Zangola, nel suo ultimo testo "Smarrita occupazione, giovani, territorio e il lavoro che non c'è", che in sua assenza, e ne approfittiamo per rinnovare gli auguri di una pronta guarigione, sono stati presentati da Gian Paolo Zara, uniti alle considerazioni di Pier Carlo Frigero, che per anni si è occupato di economia industriale, ritengo possono essere validi anche a livello nazionale. In estrema sintesi, Torino, città metropolitana che con Genova vanta il primato di avere negli anziani la fascia più alta e cospicua della popolazione, deve fare i conti con ben 82 mila giovani tra i 15 e i 29 anni sovraistruiti e sottoimpegnati che, in seria difficoltà a trovare un lavoro che permetta loro di intraprendere uno stabile progetto di vita, rientra nella categoria dei NEET (acronimo di Not in education, employment or training), giovani che non studiano, non lavorano, non si formano. Per costoro non uso il termine disoccupati, perché questa denominazione, fino alla grave crisi del 2008, rimandava alla speranza di una nuova, fattibile operatività. Oggi, al più, questa categoria di inoccupati avvalendosi, nel migliore dei casi, dei lavoretti, può far conto in un anno, per ben che vada, su uno standard occupazionale che non va oltre il trimestre. A tutto ciò è da aggiungere che il 4% di questi giovani non cerca proprio più lavoro. Sono i "rasseganti" è l'amara conclusione di Zangola, troppi per Torino, ma anche per qualsiasi altra città. Come si è arrivati a tutto ciò? Frigero, con chiarezza espositiva, è inequivocabile: Torino, manifatturiera e industriale, conosciuta come città della FIAT, dalgli inizi delgli anni '90, ha abbandonato il suo core business, sostituendolo con attività terziarie che non incrementano la crescita salvo che per poche imprese di nicchia. Gran parte del nostro terziario locale, ha commentato Frigero, spesso legato ai servizi pubblici, è in definitiva povero, inadatto ad attrarre e a produrre ricchezza. La condizione in cui versa il capoluogo torinese, come anticipato poco sopra, può essere estesa, senza difficoltà, a molte altre città e zone del Paese. Tutto ciò contribuisce a spiegare perché gli analisti economici, considerato il nostro ingente debito, l'ultima manovra finanziaria gialloverde e la generale congiuntura economica, continuano a ripetere, non certo per gufare, che se il 2019 è da considerare ancora come un anno in osservazione, con il 2020, se non si avvieranno gli opportuni e adeguati correttivi economici, i nodi del Paese, verranno al pettine. L'Italia ha un bisogno vitale di investimenti esteri e di capitani d'industria che non sfruttino, dissipino o esportino altrove le conoscenze e i saperi del nostro mondo fatturiero. Ha bisogno di scuole e di un corpo insegnante legittimamente qualificato e motivato, in grado di stare al passo con i tempi, per poter fornire agli studenti competenze oltre che professionali anche trasversali. Ha, soprattutto, bisogno di un governo che abbia le idee chiare su dove andare e come, potendolo, collocarsi in campo internazionale. Quali i pensieri e gli intendimenti che avanza in nome dell'intera popolazione del Paese che rappresenta e di cui si prende carico.
Come anticipato continueremo a proporvi gli acini che, a completamento di quanto espongo, Giuseppina Serio predispone, il primo, in questo caso, è il sottostante 29° Generazioni, tratto da un articolo di Dario di Vico. A seguire, il 30°, Giustizia, di Stefano Passigli, mentre il 31° Regole, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, concluderà questa prima serie di riflessioni.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni