29/11/2018

Amici e simpatizzanti di Politica,
il mese di novembre, a 100 anni dalla Grande Guerra, è trascorso come un lampo e tante le manifestazioni, le iniziative, gli aggiustamenti che hanno interessato il Paese. Il primato di riuscire a bloccare un territorio con la mobilitazione popolare resta ancora saldamente in mano ai nostri cugini d'Oltralpe, che con le ultime proteste per il caro carburante hanno messo ancora più in difficoltà il Governo Macron, già alle prese con altri problemucci. Questo ultimo accadimento forse sta contribuendo e, indirettamente, facendo la sua parte, a quell'aggiustamento a cui stanno lavorando Italia e Unione europea, nella pubbliche persone del Presidente del Consiglio Conte e del Presidente della Commissione europea, Moscovici, per venirsi alla fine incontro, in modo che nessuno dei due Stati fondatori dell'Unione ci perda, come si suol dire, troppo la faccia. I rapporti di forza geopolitici tra Francia e Italia - e mi riferisco alla situazione africana e in particolare alla Libia - sono troppo delicati (controllo del territorio, interessi commerciali, presenza delle rispettive compagnie petrolifere Eni e Total) , per lasciare che tutto finisca a carte quarantotto. Resta fermo il fatto che il debito di oltre 2mila e trecento miliardi di euro è nostro e solo nostro e che il rientro di tale cifra spetta unicamente a noi e solo a noi. Da che mondo è mondo le manovre economiche della classe dirigente al comando, in un sistema democratico, chiunque esso sia, hanno precipuamente due fini: migliorare le condizioni del paese che guida e, non meno importante, prestare attenzione al suo debito (in quantità diverse, in ogni nazione che si rispetti i debiti si fanno, proprio per permettere sviluppo e crescita), affinché il sistema tutto non sbarelli. Sulla stato dell'economia nostrana e le eventuali modalità di risanamento non mi dilungo oltre, anche se non capisco perché qualcuno di tanto in tanto continua a parlare di patrimoniale, quando un ex uomo al comando, Pier Luigi Bersani, ha chiaramente detto più volte che, più che di una patrimoniale, basterebbe avvalersi di un contributo di solidarietà dei nostri paperoni, correttamente investito e della durata di tre anni, (ne ha perfino quantificato il tempo), per far ripartire la nostra bella Italia. Deve essere ben chiaro a tutti, attuali uomini al timone inclusi, che una cosa è la povertà con i nostri cinque, forse sei milioni di poveri, altro il lavoro e le prestazioni occupazionali, che non possono basarsi sui famosi lavoretti, come purtroppo oggi accade a una cospicua maggioranza dei nostri giovani e meno giovani. Ma di questo e tanto altro sentiremo parlare il 30 novembre prossimo, nel nostro incontro pubblico. Permettetemi ancora un richiamo su alcune di quelle iniziative e manifestazioni di cui ho accennato all'inizio e che hanno caratterizzato questo scorcio di fine anno e che hanno visto e avuto per protagoniste le donne. A inizio mese sono entrate in scena sei promotrici di cittadinanza attiva per manifestare contro lo stato di depauperamento in cui versa Roma, ritenuta una delle città più belle al mondo. Eppoi a Torino, l'occupazione della piazza, organizzata da sette disciplinate madamin, di quarantamila partecipanti, cittadini torinesi, contro tutti i No che stanno attanagliando il capoluogo piemontese. L' antica e dismessa Capitale che, nei secoli, ha fatto della novità la sua immagine, non si può arrendere all'immobilismo, essendo il nuovo parte integrante del suo dna. Ma l'evento più inatteso, almeno per me, è stato il cammino delle donne dei territori terremotati aquilani che con le fiaccole accese si sono mosse dai vari borghi per raggiungere il giorno dopo L'Aquila. E' stata una marcia femminile, civile, compatta e solida, come lo è la gente di quei luoghi. Un'unica richiesta: sburocratizzare per permettere la ricostruzione. Tutte queste donne non vogliono far politica e non si daranno da fare per capitalizzare il successo dell'iniziativa intrapresa, si sono limitate a fare politica, nel senso più profondo dell'etimologia del termine. In questi giorni, ancora, i media hanno giustamente affrontato il tema della lotta contro la violenza alle donne. La piaga del femminicidio che spesso e volentieri è perpetrato all'interno delle mura domestiche è l'altra faccia di un familismo becero che ancora alligna nel Paese e di cui tutti ci dobbiamo far carico. La famiglia è il nostro petrolio, parole sacrosante, ma proprio per il rovescio di questa cartolina dobbiamo essere vigilanti e impedire che conquiste di civiltà vengano affossate da uomini che intendono, all'insegna di un'idea "ortodossa" della famiglia, privare di diritti civili e far ripiombare nel buio e nel nascondimento chi si discosta dal loro vivere. A tal riguardo segnalo che lunedì 26 novembre, in Comune, minoranza e maggioranza hanno approvato il ritiro del DdL Pillon.
Con stima e simpatia,
Adriana Vindigni