02/07/2018

Amici e simpatizzanti di Politica,
da un lato vorrei poter dire che questo è l'ultimo preambolo prima della nostra consueta pausa estiva, dall'altro mi pare altrettanto corretto continuare a mantenere il proposito di tenere il sito aggiornato, più che si può, su fatti ed eventi che si ritiene possano interessare.
Dopo questa necessaria e doverosa premessa l'attuale spunto è dato dall'avvenuto attracco, in questi giorni, della nave cargo danese, Alexander Maersk, al porto di Pozzallo.
Nei giorni scorsi, per motivi familiari che mi portano alla disinformazione più totale di quanto avviene nel mondo, mi trovavo sul posto e dal balcone di casa di mia madre, un bel mattino, ho visto stagliarsi, poco oltre l'orizzonte, una grossa nave. Ho subito pensato che, forse, da lì a poco, avremmo sentito suonare la sirena. E' consuetudine, infatti, che laddove ci sia sul mercantile in navigazione un marittimo pozzallese a bordo echeggi il fischio, per far arrivare il suo saluto ai familiari. Di tanto in tanto notavo l'avanzamento del cargo, poi, quando la sua stazza si era resa visibilmente chiara l'ho visto per alcuni giorni fermo ancorato nel mare e ho pensato a delle pratiche portuali in atto.
Con San Giovanni, patrono dei marittimi e degli emigrati, in paese arriva la calura estiva e, nel mentre io ignoravo che su quella nave vi fossero 108 migranti, ho assistito alla "varchiata" delle imbarcazioni per l'imminente festività del Santo. Il giorno dopo i festeggiamenti ci siamo svegliati e abbiamo trascorso tutta la mattinata del 25 sotto lo scrosciare della pioggia. E' stata talmente inconsueta e dirompente che ha finito per farmi perdere la trebisonda. Altro che estate -mi dicevo tra me e me- il clima è proprio impazzito. Ora, con il senno del poi, mi chiedo anche come dovevano essersi sentiti quei poveretti sulla Maersk. Il cargo è rimasto al largo tutto il giorno del 25 e solo poco dopo la mezzanotte ha avuto l'autorizzazione ad attraccare al porto.
Ho parlato un po' di me e anche di Pozzallo, perché il mio paese conta oltre che molti marittimi, che conoscono tutte le rotte del mare da Rotterdam, al Canale di Suez, da Hong-Kong a Singapore, anche molti emigrati nelle due Americhe. Per non parlare dei tanti altri che hanno cercato fortuna nella vicina Europa: in Germania, Francia e Svizzera.
In questi ultimi anni si evoca spesso il nome di questo porto siciliano, l'importanza della sua collocazione geo-fisica è nota agli addetti ai lavori, ma quello che mi preme rimarcare è che il mio paese contiene in sé un po' tutti i problemi e le risorse che caratterizzano e distinguono il nostro Paese. Mi permetto quindi di suggerire la lettura della scheda del libro "La rinascita delle città stato" di Khanna Parag, stratega geopolitico, che può essere un buon ausilio per meglio comprendere in quale Storia si inserisce la nostra storia. E, ancora, a completamento e arricchimento della scheda, durante il mese di luglio, via via vi saranno proposti e potrete leggere ogni settimana, quattro acini, a cura di Giuseppina Serio, che trattano la globalizzazione e la sua interfaccia più evidente: la disgregazione. Quest'ultima, nel favorire una qualche forma di autoritarismo populista, induce a credere e confidare nell'uomo forte. Da qui gli ultimi due acini, il leader e l'educazione, che verranno esposti attraverso l'analisi che ne fa Umberto Galimberti nel suo testo " Paesaggi dell'anima".
Una buona lettura e una serena estate.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni