09/03/2018

Amici e Simpatizzanti di Politica,
mai come in questi cinque lustri di personale esercizio al voto mi sono sentita così incerta, ma la domenica è ancora lunga.
Ci avviciniamo alla giornata della donna e di donne protagoniste in questa campagna elettorale a eccezione di Emma Bonino in testa, Giorgia Meloni e Laura Boldrini, non ne abbiamo viste svettare. A me sarebbe piaciuto vedere e sentire Anna Falcone, una delle promotrici della campagna referendaria del no, ma non è accaduto, in quanto non mi basta votare semplicemente dove mi porta il cuore. Vorrei che la ragione avesse il suo debito peso.
Ho accanto a me un articolo di giornale che tengo quasi fosse una reliquia e un piccolo libro che ho finito di leggere stamattina.
L'articolo riprende un brano di un testo di Alessandro Galante Garrone, magistrato, accademico, partigiano e membro del Cln, che è una biografia dedicata al fiorentino Piero Calamandrei e ripubblicata il mese scorso.
Galante Garrone, richiamando Norberto Bobbio riporta come il giurista fiorentino "non elaborò mai una vera e propria dottrina politica: da giurista si preoccupò piuttosto delle impalcature, degli strumenti giuridici per assicurare lo sviluppo di una democrazia reale, e non soltanto formale, in Italia".
Calamandrei credeva nella certezza del diritto, che "s'incarna e si consolida in norme chiare e precise, valevoli per tutti i cittadini", ma in lui, di fronte "a una difesa a tutti i costi della legalità, contro l'arbitrio, i sotterfugi delle dittature" subentrava un altro sentimento, quello "dell'ansia di una nuova effettiva, umana giustizia....di una nuova legalità opposta alla vecchia". Legalità e giustizia, affermava, "devono trovare nello Stato libero e democratico la loro sintesi".
L'articolo della biografia di Galante Garrone su Calamandrei, uno dei 75 Padri costituenti, si conclude citando un articolo del dicembre del 1944, apparso su "La Nuova Europa" in cui il fiorentino "ripete a chiare lettere che la libertà è condizione di legalità, e che solo dove esiste un regime democratico rispettoso delle libertà individuali la legge può essere sentita come autodisciplina voluta, non come tirannide imposta".
Alessandro Galante Garrone, torinese, rigoroso e limpido con Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Giorgio La Pira fanno parte dei "miei Maggiori". A loro, che rientrano tra le mie guide e i miei mentori, mi capita di pensare, specie e soprattutto, quando devo prendere una qualche decisione.
Il libro cui accennavo prima è un'Antologia del pensiero etico-politico di J. Maritain "La conquista della libertà". Sono in tutto 167 pagine, in formato A5. E' un libro piccolo, ma molto denso. Nel penultimo capitolo, il 14°, il filosofo affronta: La fine del machiavellismo. Gli aspetti trattati sono: la filosofia del bene comune e il machiavellismo.
Per Machiavelli il fine della politica è la conquista e la conservazione del potere. Ne "Il Principe" la suo opera più nota, egli mette in evidenza le qualità che costui deve avere: l'astuzia e la forza, rappresentate nelle figure della volpe e del leone.
Per Maritain, al contrario, il fine della politica è "il bene comune di un popolo unito". "Questo bene comune è la vita buona" e "colui che governa, dovendo provvedere al fine temporale di una comunità di persone umane... deve imparare ad essere, come insegnava san Tommaso, un uomo buono sotto tutti i rapporti, "bonus vir simpliciter"".
L'esser uomo buono tuttavia confligge con il pensiero di Machiavelli, secondo cui "i governanti devono imparare a non essere buoni". I leader dei tre/quattro più grandi attuali schieramenti e forze politiche come sono?
Ritorno al referendum del 4 dicembre. Tra chi si è espresso a sfavore c'è stata una folta schiera che non lo ha fatto per disciplina di partito, ma, immagino, in un certo qual modo per quel senso di rapporto legalità-giustizia calamandreiano. Il giudizio sul referendum toccava ben 47 articoli della Costituzione che di fatto modificavano i contrappesi su cui si regge la nostra democrazia. Non è che chi lo ha bocciato non intendesse e non intenda che non si dia luogo alle riforme, ci mancherebbe altro. E' indispensabile che il Paese cambi passo, ma veramente e in modo sostanzialmente serio, a incominciare dall'abolizione completa della Camera del Senato. Il Cameralismo perfetto poteva avere un suo senso dopo vent'anni di dittatura. Oggi, malgrado i mutamenti dei tempi e delle stagioni, si è dotati di diverse istituzioni, quali, per esempio, la Conferenza Stato-Regioni e il Consiglio delle Autonomie Locali- che possono e potrebbero, con un eventuale, se necessario, adeguato correttivo ben sopperire il Senato, portando, come peraltro già avviene, le loro istanze, in sede parlamentare.
Dopo lo spoglio elettorale dovremo attendere ancora diversi giorni prima di intravedere chiaramente quali saranno gli sviluppi e quali gli intenti prossimi, tra cui, mi auguro, figurerà una più consona riforma della legge elettorale. Questo non significa che nel corso della campagna elettorale non si sia pensato al lavoro 4.0, agli Stati d' Europa e al bene comune. Le strabilianti e irraggiungibili promesse elettorali, tuttavia, non hanno convinto l'elettorato e non perché ha la vista miope.
Mi taccio, ma prima, con piacere, segnalo la News Letter N. 27: sintesi dell'incontro del 14 novembre 2017 dal titolo " Vaccini, informazione e punti di vista" , a cura di Gianna Montanari; l'audio dell'incontro del 23 febbraio 2018, dal titolo "Elezioni politiche 2018. La nuova legge elettorale e scenari post elettorali" e l'acino di Giuseppina Serio "Ieri e oggi" dove si potrà leggere "il passato come "maestro", come "mentore" con la sua ricchezza di un vissuto a cui appoggiarsi".
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni