27/01/2018

Amici e simpatizzanti di Politica,
in questi giorni abbiamo segnalato un ventaglio di iniziative in Città, promosse per il 27 gennaio, in occasione del ricordo della Giornata della Memoria. Vorrei iniziare questo preambolo dal motto posto all'ingresso di Auschwitz "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi). Un' insegna con una frase più ipocrita e beffarda non poteva essere scelta. Ma la storia ci insegna molto e sappiamo ormai bene come gli uomini nei momenti di vuoto e di smarrimento sociale, sappiano divenire abili predatori dei loro simili. Stanno montando più o meno striscianti termini come razza, "nazioni sovraniste" e l'autunno del 1938 con l'emanazione delle leggi razziali non è nemmeno tanto lontano dal nostro passato e vi furono uomini che subito compresero la pericolosità di termini e vocaboli usati, fra questi Giorgio La Pira che fondò e pubblicò nel gennaio del '39 "Principi" la rivista per cui fu perseguitato e ricercato. Ma, come ci ricorda un grande della nostra letteratura, attraverso le parole di un parroco pauroso e fifone:"il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare". E dunque? Mi permetto innanzitutto di invitarvi a leggere l'acino sottostante di Giuseppina Serio, "Tempo e tempi" su cui poter riflettere. Dal mio canto, ritornando alla nostra quotidianità e in particolare al nostro prossimo appuntamento di cittadini italiani, vorrei invitarvi alla lettura dell'articolo di Michele Ainis apparso domenica 21 c. m. su "La Repubblica" che illustra la perfidia e l'insidiosità di questa legge elettorale. Bersani a suo tempo aveva fatto anticipazioni al riguardo, ma personalmente non le avevo colte nella loro interezza. Sarà difficile per noi comuni elettori smontare quest'inganno, ma quanto meno sappiamo che c'è e sarà nostro dovere di cittadini adoperarci per limitarlo al massimo. Scrive il costituzionalista Ainis "Diciamolo: alla prova dei fatti, questa legge elettorale è una truffa delle etichette...Ci avevano raccontato che i collegi uninominali (un terzo del totale) rendono sovrano il popolo votante... Ma invece no, non è affatto vero. In molti casi vincerà pure il perdente. Basta che il suo nome figuri nei listini bloccati dove assegnano i due terzi dei seggi". Primo suggerimento: non lasciarsi fuorviare dalla parola magica "pluricandidato" e depennare il nominativo dai nostri pensieri, tentando di conoscere chi sono le persone che concorrono "nei collegi che non siano candidati pure nei listini". E a me personalmente, come richiama Ainis, importa relativamente che la Consulta, con sentenza n. 35/2017, abbia permesso le pluricandidature. E, ammesso e non concesso, se tutti i nostri parlamentari, per la loro salvaguardia, o più correttamente per la salvaguardia di chi non è conosciuto sul territorio ma ha testa e capacità, volevano garantirsi la presenza di questi ultimi, potevano - altro spregio - contenersi nell'assegnazione delle quote proporzionali e, quanto meno, invertirle. Ma che pensieri orrendi: sono i numeri bellezza che fanno la differenza e la misura! A proposito di aritmetica una nota positiva nella legge c'è e si riferisce al mantenimento della presenza dei generi, con il tetto al 60% e l'alternanza dei nominativi nelle liste elettorali. In ogni caso, e ritorno alle pluricandidature e ai seggi, non sono i magistrati preposti a legiferare, essi esprimono pareri e indicazioni. Al Parlamento spetta il compito di approvare leggi che garantiscano al meglio la comunità e il bene della popolazione. Siamo stanchi di politici che ci menano per il naso. Auspichiamo, intendiamo, vogliamo essere rappresentati da persone onorevoli. C'è ancora tutto un mese per informarci e come dicono i lupetti, "Buona caccia".
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni