18/12/2017

Agli amici e simpatizzanti di Politica
Ancora tre mesi, ma non basteranno

La Legislatura si appresta ai suoi ultimi giorni di lavoro. La campagna delle elezioni politiche si è già avviata e, considerata la partita, di certo nessuno riuscirà a raggiungere la soglia del 40% . A destra, pur facendoci al riguardo un pensierino, il loro capo, giocando d'anticipo, ha già dichiarato che sarà il Governo Gentiloni a tenere ancora la barra fino a che non verranno indette nuove altre future elezioni. Sì, siamo arrivati a questo punto: le elezioni politiche di marzo saranno una sorta di prova generale, niente di più. Le elezioni politiche vere, cioè quelle decisive, non sono state ancora messe in calendario. I muscoli vanno scaldati bene prima di mettersi a correre sul serio e marzo è troppo a ridosso. Prendiamo il primo partito che i sondaggi confermano essere il Movimento 5 Stelle, il cui garante è Beppe Grillo: con il loro 29% se continueranno nel ritornello noi e solo noi, non andranno tanto in là. Dovranno decidersi, gioco forza, ad articolare meglio il loro programma e anche a incominciare a guardarsi intorno. Segue il Partito Democratico che è al 25%, il suo Segretario propugna una rimonta e con la proverbiale grinta elettrizza a non essere rassegnati , ma se non cedesse più altro terreno agli avversari, commentano gli addetti, potrebbe già ritenersi soddisfatto. Il partito di Silvio Berlusconi, che in questi due mesi sta scalando la montagna, ha raggiunto il 15% e oltrepassato di un paio di punti la Lega, che non è più Lega Nord, ma vallo a spiegare ai terroni del Sud, nonostante tutti i migranti e i loro distinguo in rifugiati, economici e clandestini. Rimangono i due cespugli, a destra, Fratelli d'Italia, intorno al 5% e, a sinistra, il neo-nato Liberi e Uguali, dato al 7%. Dopo questo inquadramento e, a completamento, è opportuno ricordare che i non votanti si aggirano intorno il 20% mentre i votanti fluttuanti, gli indecisi, hanno superato la soglia del 30%, il primo vero partito del Paese. Per tutte le forze politiche partitiche attive e in campo vale la considerazione del filosofo e osservatore Massimo Cacciari, di pensare e di curare: strategia, programma e organizzazione, non ignorando l'Europa e le sue riforme istituzionali.
Quali potrebbero essere dei punti programmatici popolari? I più immediati che mi vengono in mente e non menziono lo Ius soli o cultura che sarebbe un segno di civiltà per quanti sono nati e vivono da noi, sono a seguire.
L'Italia non ha più giovani e siamo i più vecchi d'Europa. Il Welfare e i suoi variegati bisogni dovrebbero essere posti in evidenza. Al riguardo suggerisco la scheda inerente questo argomento e da poco inserita.
Per tornare ai giovani, le sacche di disoccupazione e abbandono scolastico in Italia sono tra le più alte del Continente. Da dati OCSE del 10 ottobre 2017 si legge che "...Quanto all'andamento del mercato del lavoro per i giovani, la disoccupazione dei 15-24enni nell'area Ocse in agosto era all'11,9%, per il terzo mese consecutivo contro il 5% degli over-25. Nell'area euro il tasso è rimasto stabile al 18,9%. L'Italia, con il 35,1% - sia pure in miglioramento dal 35,4% di luglio - continua ad avere il terzo peggior tasso di disoccupazione giovanile dell'area Ocse, dopo la Grecia (42,8%) e la Spagna (38,7%). La Germania è al 6,4%, come a luglio e la Francia al 23% (dal 23,1% del mese precedente)", mentre per l'abbandono scolastico, l'altro aspetto poco sopra menzionato, si riporta quanto pubblicato il 15 dicembre 2017 dall'Agenzia Nova e che fa riferimento a dati ISTAT: "Nel 2016 il tasso di abbandono scolastico precoce scende al 13,8% (era il 14,7% nel 2015), posizionandosi al di sotto dell'obiettivo nazionale fissato per il 2020 (16%).... Tuttavia, anche se in calo di 1,3 punti percentuali rispetto al 2015 (dal 31,3% al 30%) rimane elevato il tasso di abbandono precoce degli studenti nati all'estero, soprattutto se confrontato con il valore medio europeo (19,7%). Il fenomeno dell'uscita anticipata dei giovani dal sistema formativo risulta ormai contenuto in diverse regioni, con valori che sono quasi la metà della media nazionale in Umbria (6,7%) e in Veneto (6,9%) mentre presenta intensità ancora elevate in Sicilia (23,5%), in Campania e in Sardegna (entrambe al 18,1%); quest'ultima, però, è la regione in cui, nell'ultimo anno, si è registrata la maggiore riduzione (4,8 punti percentuali) dell'intero territorio nazionale".
Il Paese sta , così sembra, uscendo dalla crisi economico-sociale che ha sconvolto il mondo negli ultimi dieci anni. Per rimettersi veramente in carreggiata occorrono risorse, risorse e ancora risorse di tutti i tipi e generi, per far sì che vi possa essere un benessere equo e sostenibile e si riduca la disuguaglianza sociale, ovunque enormemente squilibrata. Partirei dalle risorse economiche. Tralascio le banche e il sistema finanziario nostrano, tenuto sotto traccia da più di trentacinque anni e richiamo la questione vitalizi, ma non per limitarmi ai vitalizi dei politici in sé e per sé, quanto per spezzare una lancia a favore di una più misurata redistribuzione generale dei redditi, imponendo da parte dello Stato una forma di proventi di solidarietà verso i più deboli, da realizzare veramente, non limitandosi a mera promessa elettorale. Dal capitale venale al capitale umano. E ritorno nuovamente ai giovani. La riforma del lavoro e della scuola non si sono dimostrate soddisfacenti. L'alternanza scuola e lavoro non appare ancora sufficientemente adeguata ai tempi correnti. La robotizzazione, l'automazione, nonché i grandi colossi dell'e-commerce stanno spingendo il lavoro verso una radicalizzazione: da un lato estrema specializzazione, dall'altra dequalificazione e depauperamento, con nuovi e molteplici tipi di lavoro finora sconosciuti e per i quali ancora la scuola non appare pronta a istruire e formare. E la scuola è un punto cardinale per l'organizzazione, l'andamento e il benessere di un Paese, qualsiasi Paese. Mi fermo qui, ma riuscire a persuadere l'elettorato, specie quello giovanile, che ci si occupa seriamente di loro, come ho letto da qualche parte, permetterà di recuperare non una, ma almeno due generazioni.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni