25/01/2017

Amici e Simpatizzanti di Politica,
in questo preambolo, il terzo dall'inizio dell'anno, mi preme richiamare l'attenzione su due argomenti che riguardano la scuola.
Il primo, la cui premessa potrete leggere nel sottostante Parliamo di, rappresenta una delle novità in cantiere per il 2017, l'altro è il testo di Piero Calamandrei, preannunciato agli inizi di gennaio.
Quel che mi accingo a esporre è l'effetto e il risultato di una conversazione telefonica che mi ha convinto a presentare il discorso tenuto da Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale, svoltosi a Roma l'11 febbraio 1950, non nelle due parti che avevo inizialmente ipotizzato, bensì in altro modo.
Ho provato a spezzettare e dividere il testo di cui sopra, presente nel sito dell'Associazione PerLaRe, basandomi esclusivamente sulla ricezione della mia lettura.
E, ad eccezione dell'introduzione, di cui subito dirò, mi sono permessa di suddividere e interrompere il testo del giurista, ogni volta laddove questo mi è apparso conclusivo di un'argomentazione o l'avvio di una nuova proposizione di pensiero.
A partire da questa settimana e per cinque settimane il ragionamento serrato e stringente di Calamandrei verrà esposto e riportato e in tutte le sue parti e si rileverà come il rigore logico e la chiarezza narrativa siano disarmanti.
L'avvio del discorso è una serie di domande che l'Autore si pone partendo dal titolo a difesa della scuola e a poco più di due anni dalla Carta costituzionale approvata.
Nell'enucleazione di questi interrogativi l'amarezza è fin troppo evidente, specie quando viene menzionato l'art. 7, che rinvia ai Patti lateranensi.
Su tutto, comunque, prevale la ferrea volontà della difesa della scuola democratica voluta dalla Repubblica "Cari colleghi, Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po' vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c'è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l'art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...]".
Il Padre costituente elenca, costruisce e spiega i motivi per cui bisogna difendere la scuola democratica a incominciare, come a breve si leggerà, dalla democrazia e quale e quanta importanza rivesta la formazione della classe dirigente a essa attinente.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni