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ACINO XVI - TANTA VOGLIA DI KEYNES

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Guido Alpa (Ovada, 1947), giurista ed avvocato, delinea con semplicità e chiarezza le proposte del celebre economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946), nel suo editoriale su La Stampa di lunedì 14 gennaio 2019, a pag. 26, aiutato da una titolazione appropriata “Tanta voglia di Keynes”, “La politica dei sacrifici dà benefici apparenti, è ora di rilanciare le opere pubbliche”: questo è in sintesi il pensiero del grande economista di Cambridge.


ACINO XV - VIDEOCRAZIA

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Giovanni Sartori (Firenze 1924- Roma 2017) politologo di livello internazionale, ci viene ripresentato dal Corriere della Sera, a pag. 49, di sabato 22 dicembre 2918, con un estratto di una sua conferenza tenuta in Svezia nel lontano 1994, ma ora attuale, nella sua analisi del “video-potere”. La democrazia ha una sua lunga storia e si incrocia con la storia della civiltà, ne segue le vicissitudini, ne subisce le sconfitte: oggi la sua “situazione” presenta delle complessità. Perché mai? Sentiamo l’autore: “La mia risposta parte da lontano: è infatti il “pensiero debole” la causa principale dei nostri problemi attuali. E dietro il pensiero debole si trova spesso un pensiero critico che alla fine dei conti tanto critico non è”. La situazione oggi si è di molto aggravata per via dell’espandersi della tecnologia che tutto invade. “E’ l’era del video-potere, quello che mi spaventa” confessa l’autore, gettando un accorato allarme sul fatto che la democrazia “è messa in pericolo da livelli insostenibilmente bassi di competenza politica”. In democrazia deve esistere il dibattito politico, la dialettica continua tra opposte ideologie, un continuo scambio di proposte atte a consolidare la vita sociale, ma oggi “diventa sempre più difficile sostenere una democrazia di successo”. Oggi, poi, le novità della tecnologia mettono in campo nuovi modelli di comunicazione, che vogliono creare un “modo diretto” di porsi tra chi governa e chi è governato, con i sondaggi, con i social, con i media: “la sondocrazia e la videocrazia stanno generando una democrazia senza demos, senza un popolo degno di questo nome. E così veniamo al problema della demo-inflation, cioè dell’inflazione o del rigonfiamento del popolo”, si acquisisce “un sempre maggior direttismo”. Queste “procedure dirette” mettono all’angolo il valore della democrazia rappresentativa fatta di dialogo, annullano di fatto il popolo a cui si rivolgono. “La democrazia diretta in questione è in realtà una democrazia demoscopica e, dunque, una democrazia monitorata dai sondaggisti. Una sondocrazia. E quindi tutta un’altra specie”. Non, dunque, democrazia rappresentativa basata sulla partecipazione, sul rapporto dialogante, ma passiva accettazione, con “risposte” pilotate. “E’ evidente che nella sondocrazia non si dà partecipazione e nessuno sviluppaun interesse per la politica”. Di fatto si alleva “un demos debole incoraggiato a nulla-sapere ed a nulla-fare”. Ne vien fuori un sistema politico debole, la passività dell’utente, l’eclissi della democrazia: “alla fine ci lascia soltanto con un popolo di cartone, un pubblico finto che nella realtà non esiste”.

( a cura di Giuseppina Serio- In questo sito parecchie schede di testi di questo autore)


IM/E-MIGRAZIONI

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Compagnia La robe à l'envers IM/E-MIGRAZIONI

Teatro Provvidenza - Via Asinari di Bernezzo 34/A, Torino


Sabato 26 GENNAIO 2019 – ore 21.00

Ingresso libero e gratuito


L\'attualita\' del Popolarismo Sabato 26 gennaio 2019 Polo del \'900, Via del Carmine 14

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L'attualità del Popolarismo
Sabato 26 gennaio 2019
Polo del '900, Via del Carmine 14, Sala '900, ore 10:30
 

Il 18 gennaio del 1919, dall’albergo Santa Chiara in Roma, veniva diffuso l'appello "Ai liberi e forti", il manifesto programmatico che costituisce l'atto di fondazione del Partito Popolare Italiano. Si è trattato di un fatto politico di straordinaria importanza: per la prima volta nel nostro Paese i cattolici si organizzavano in partito, e favorivano l'ingresso sulla scena politica di grandi masse popolari, fino ad allora ai margini della vita dell'Italia. Lo ricorderemo con un incontro che si terrà sabato 26 gennaio, alle ore 10:30, presso il Polo del'900 (sala '900), a cui parteciperanno Rosy Bindi, Guido Bodrato, e padre Francesco Occhetta, del Collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica.
L'evento si inserisce nell’ambito delle iniziative organizzate dalla Fondazione Donat-Cattin e dall'Associazione dei Popolari del Piemonte per ricordare uno dei momenti fondativi della presenza politica dei cattolici in Italia, e per riflettere sull’attualità delle idee che hanno alimentato la nascita e la vita del PPI.


da ROCCA n.24 - 2018: Sicurezza e legittima difesa

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In un articolo su “Rocca” (rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi), n. 24 del 15 dicembre 2018 Gian Carlo Caselli ci parla di sicurezza e legittima difesa come sono contemplate nel “decreto sicurezza” convertito in legge e come sono percepite in una società (la nostra) permeata di odio; odio che, sostenuto da una beata ignoranza e diffuso sul web e nel linguaggio della politica, genera “pensieri di violenza... trivialità... becere semplificazioni”. Da qui il discorso passa al caso di Mimmo Lucano e ai casi delle navi cariche di migranti che non trovano approdo, con una domanda di fondo: esiste il giudice imparziale oppure il giudice è chiamato a interpretare la legge?


IL LIBRO

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Scheda lettura a cura di Giuseppina Serio

CASSANO FRANCO

Homo civicus

Dedalo – Ba – 2004 - € 15

Franco Cassano (Ancona, 1943) è sociologo di conosciuta esperienza ed anche uomo politico. E’ attivo nell’Università di Bari come ordinario di sociologia e sociologia e dei processi culturali e comunicativi. Si è attivamente impegnato in politica nell’area della sinistra ed alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto deputato nelle file del PD. La sua critica si rivolge alla modernità di cui non apprezza la visione etnocentrica, il culto del progresso, la decisa presa di posizione verso il mercato. Si occupa della questione meridionale, di cui è studioso lucido ed attento, e ne esalta i valori positivi. Altri testi: Il pensiero meridiano, Laterza, 2005 – Senza il vento della storia, la sinistra nell’era del cambiamento, Laterza, 2012.


Abbiate il coraggio di restare soli

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La lettera del sindaco, letta FC il 7 ottobre 2018 in piazza a Riace. 

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.

A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.

Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.

Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.

La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.

Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.

Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.

Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.

Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.

Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

 

Mimmo Lucano. 


ACINO XIII - DOPO LE IDEOLOGIE

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DOPO LE IDEOLOGIE

Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, sul Corriere della Sera di sabato 8 dicembre 2018 (pag.32) ci ha presentato in modo “diretto e lucido” la sua analisi sull’”oggi” in cui viviamo. Già illuminante il titolo “L’Illusione del presente che mina il nostro mondo”, completata da un sopratitolo “Dopo le ideologie. La sparizione degli ideali collettivi ha prodotto un ripiegamento sugli interessi privati”. Veniamo al contesto che spazia nel tempo, analisi ampia, rigorosa, allettante. Il crollo del mondo comunista fa da  spartiacque a due periodi storici ben distinti, “contrapposti dal punto di vista politico, ma anche da quello economico”: nel mondo occidentale prevaleva il sistema di mercato, di ampio respiro, nel mondo comunista ci si basava su un “sistema improntato a una rigida pianificazione”, ma con il crollo del muro di Berlino, nel 1989, ha prevalso un’economia di mercato, con potenzialità enormi, per creare “un ordine universale di segno liberal-democratico”. Questo però non è avvenuto “perché il potere economico-finanziario aveva preso il  sopravvento su quello politico”. L’economia, il mercato, aveva delineato la prospettiva “di profitti massimi ed immediati”, di un “processo incontrollato di finanziazione”, in una sorta di “capitalismo selvaggio”. Il suo “esito disastroso si è manifestato con il collasso della Lehmann Brothers nel 2008, e, a cascata, con la crisi che ne è derivata”. I paesi europei hanno subito un pesante contraccolpo, mentre i paesi  asiatici (India e Cina) si sono rafforzati. L'esito è stato negativo, invece, per le maggiori potenze, che “non hanno dimostrato la capacità di assumere una leadership di ordine culturale, civile e politico e di garantire i valori fondamentali come il liberalesimo e lo Stato di diritto. Né ci sono segni di una trasformazione in senso democratico”. La crisi si è aggravata, soprattutto per il ceto medio, con la globalizzazione, la delocalizzazione, a cui si è aggiunta la crisi politica, la rivolta contro le rappresentanze, l’avvento del sovranismo, ed a livello mondiale il ruolo nuovo assunto dagli Stati Uniti. L’Unione Europea mostra tutte le sue debolezze e la Brexit ne è un momento doloroso. Siamo ad un momento cruciale della storia ed è naturale porsi la domanda sul futuro dell’Occidente, i cui valori sociali, culturali e religiosi sono indeboliti: prevalgono interessi individuali, visioni di corto respiro, sfiducia nella collettività. Quale futuro allora? Per citare l’autore “Se l’Occidente non ritroverà lo spirito creativo di un tempo verrà emarginato. Se lo ritroverà sarà ancora tutto possibile”

( a cura di Giuseppina Serio)


ACINO XIV - ULTIMO BANCO

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ULTIMO BANCO

“Ultimo banco”: titolo quanto mai appropriato del libro di Giovanni Floris (Roma, 1967), giornalista di lungo corso e di conosciuta fama,  in quanto “centralizza” il problema della scuola e del mondo che lo anima in tutte le sue componenti, rilevandone aspetti e problemi. Quel mondo ha una struttura variegata, con componenti che raggruppano professori, genitori, studenti, con le loro vicissitudini fatte di delusioni, di difficoltà, di proposte, nello sfondo di un’epoca complessa e problematica. Il “settore” scuola ha avuto nel passato una gestione non proprio felice, non come meritava, non è stato considerato come “preminente” per l’interesse  nazionale, anzi forse è stato messo ai margini senza che ne fosse colta tutta la problematica educativa e formativa. Ma oggi l’argomento si fa scottante, per certi aspetti drammatico nel mettere in luce un mondo fatto di disagio, di sofferenza, di difficoltà, che avvolge sia  “la struttura” (esterna), sia la “gestione” (personale e dirigenti), sia la parte  economica sia la parte conoscitiva e formativa (ambedue importanti). L’insegnante subisce una sottovalutazione di immagine, “ma il suo compito resta il più importante che una collettività possa immaginare”, “peccato che la collettività, perlomeno quella italiana, se lo sia dimenticato”. Eppure è la scuola che porta avanti la formazione della persona, ne sviluppa le potenzialità, ne gestisce la crescita nella trasmissione del sapere: “la scuola è un’opportunità per ogni generazione che la frequenta... Lo spirito critico nasce dallo studio e dalla scuola”. Il ruolo, oggi, degli insegnanti è marginalizzato e “la loro frustrazione, le loro difficoltà, la loro eventuale rinuncia hanno un costo, e lo paga la collettività”. In secondo luogo emerge il “pianeta” studenti, come utenti della scuola e futuri uomini e donne, con compiti sociali nella nazione, che necessitano, dunque, di formazione. Ogni generazione ha avuto i suoi problemi e le sue difficoltà che, forse, oggi si sono aggravate di fronte alle nuove aperture della tecnologia, alla massiccia migrazione, alla necessità del confronto con etnie e culture diverse: tutto questo incide sul comportamento dei giovani e sul loro rapporto con il mondo degli adulti, sulla comprensione della “cultura” che li espone al confronto con il passato. Va aggiunta anche la diversa valutazione dei “valori” morali e sociali del mondo in cui si vive, la fragilità del tessuto familiare, il confronto con altre dimensioni socio-culturali. Ne deriva un mondo giovanile complesso e problematico, di ardua gestione. L’ultima componente della “società” scolastica poggia sui genitori. Per citare l’autore “I professori sono un caso difficile, ma alla fine li gestisci. La burocrazia impari a maneggiarla. Il problema vero, i genitori”. Questi ultimi molto spesso assumono una posizione troppo protettiva nei confronti dei figli, troppo indulgente, vedendo un antagonista nell’insegnante, non cogliendone la dimensione educativa che implica fermezza. Si crea un clima di conflittualità  che “distrugge” l’opera educativa che necessita, invece, di cooperazione per la crescita. Gli organismi scolastici di gestione hanno “aperto” alle famiglie, intendendo creare un’atmosfera di apertura e di armonia. In conclusione, quali le proposte dell’autore? Una rinascita sarà possibile se i due protagonisti della vita scolastica riprenderanno coscienza di sé, “I professori ritrovando l’orgoglio del loro ruolo e mantenendo la qualità del loro lavoro, gli studenti tornando a capire che il valore della scuola è il qui ed ora, ma sulla preparazione che acquisiscono qui e ora si gioca il domani – non solo il loro”

GIOVANNI FLORIS  - Ultimo banco – Solferino, Milano, 2018

( a cura di Giuseppina Serio)


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