ACINO XLVII - BUON GOVERNO


Michele Salvati (Cremona 1937) laureato in Giurisprudenza a Pavia e successivamente in Economia
all'Università di Cambridge, parlamentare dell'Ulivo (1996-2001), è stato teorizzatore del Partito
democratico ed è editorialista al Corriere della Sera.
Su questo quotidiano, in un articolo apparso l'otto gennaio u.s., analizza le caratteristiche che
contraddistinguono il buon governo e le difficoltà che incontrano al riguardo il fronte liberaldemocratico
e quello populista.
A suo avviso tre sono i caratteri che contraddistinguono il "buon governo": il primo, essere
democratico, in cui "il consenso dei cittadini (è) misurato da una legge elettorale largamente
accettata..."; il secondo, essere liberale, nel rispetto dei "principi contenuti in gran parte delle
Costituzioni europee vigenti: separazione dei poteri e diritti/doveri dei cittadini ben definiti e
difesi..."; il terzo, essere in grado di "affrontare in modo realistico e competente le sfide da cui
dipende il benessere a lungo termine dei cittadini...". Alle forze politiche democratiche e liberali è
richiesto, anche con approssimazione, di rispettare al meglio tutti e tre questi elementi. "L'Italia è
quella in cui l'approssimazione è tra le meno riuscite" soprattutto per l'ultimo aspetto. "Nel caso
italiano- prosegue l'editorialista- le riforme, da mettere in cantiere per scongiurare il declino che
minaccia il Paese e rende impossibile il "benessere a lungo termine " dei cittadini, sono difficili e
impopolari. E anche se ben disegnate e perseguite con continuità, esse impiegherebbero molto
tempo a sortire effetti benefici percepiti dalla maggioranza della popolazione: troppo forte il
degrado accumulato in passato e troppo ampio il terreno da recuperare". Le difficoltà economicosociali,
incontrate dagli italiani hanno costituito, ormai è noto, ma è bene ricordarlo, la prima causa
del successo populista. Successo populista che prima è stato a trazione fortemente pentastellata e
oggi appannaggio del salvinismo leghista. La seconda causa dell'avanzata del fronte populista -
continua Michele Salvati -" è il discredito in cui sono caduti i partiti che hanno governato in questi
anni. I populisti danno all'insoddisfazione dei cittadini risposte demagogiche, miranti a catturare il
loro consenso elettorale immediato...". In questa seconda causa, a giudizio dell'autore, si cela il
tallone d'Achille dei populisti, che consiste nella "contraddizione tra la loro capacità di raccogliere
un grande consenso elettorale combinata con l'impossibilità di definire un programma realistico di
governo nel contesto europeo e internazionale..". Il politologo individua alcuni temi di programma
di governo e l'elenco che ne fa potrebbe essere ancora più lungo: debito pubblico, scuola,
Mezzogiorno, Europa, pubblica amministrazione, produttività, giustizia, demografia. "A far
esplodere la contraddizione dovrebbero essere le forze liberal-democratiche, tallonando su questi
temi i populisti, al governo o all'opposizione che siano". "Ma queste forze, oltre ad affrontare il
formidabile ostacolo di dover "vendere" agli elettori un programma realistico e orientato al lungo
periodo.... devono anche dare l'idea di essere un fronte unito... Capace insomma di attuare quel
"buon governo" di cui l'Italia ha grande bisogno".
(a cura di Adriana Vindigni)

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