ACINO XXV - PATRIE


PATRIE – Europa

Stefano Passigli (Firenze, 1938), accademico, politico, parlamentare nell' ambito della Sinistra, anche editore, nel suo editoriale sul Corriere della Sera, di martedì 23 aprile 2019, a pag. 29, propone una sua riflessione su "L'Europa delle Patrie ed i suoi paradossi storici", che ora vengono alla ribalta in modo prorompente. Partendo dalla constatazione dello stato di precarietà in cui versa l' Europa, l'autore mette in risalto situazioni irrisolte da quando l'Europa è stata fondata, con un progetto ancora in fieri: "il percorso del progetto di unificazione europea è stato infatti sin dall'inizio altalenante con avanzamenti ed improvvisi arresti". Il tutto ha sullo sfondo una visione federalista mai realizzata, anzi la si fermava, infatti si poneva in essere "una visione dell'integrazione europea secondo un modello intergovernativo di cooperazione fra stati" nazionali". La liberalizzazione di movimenti, uomini, beni, merci, capitali, fu positiva, ma a livello istituzionale può essere giudicata non sufficiente per una vera unificazione, anzi venne in auge "l'Europa della patrie", secondo i dettami di De Gaulle: "la visione cioè si una comunità di Stati, uniti da molti obiettivi comuni, ma separati da differenti tradizioni nazionali". La situazione non cambiò, nonostante l'allargamento della Comunità fino a 28 Stati, nonostante successivi trattati di Nizza, 2001, e di Lisbona, 2007 che " pur modificando il termine Comunità europea con quello di Unione europea……. non conferisce competenze esclusive e sovranazionali all'Unione". L'Europa, in definitiva, è ancora "bloccata" ad una visione intergovernativa "che trova la sua massima espressione nel Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, vero dominus dell'aspetto istituzionale europeo". La mancata visione federalista genera "il principio della Europa delle Patrie che tuttora ispira il nazionalismo dei sovranisti". Così l'autore: " L'Europa, di cui i sovranisti criticano i difetti è la loro Europa, l'Europa degli Stati- Alla vigilia delle elezioni, l'importante è comprendere che per superare tali difetti, occorre non meno Europa e più sovranità degli Stati nazionali, ma più Europa".

(a cura di Giuseppina Serio)

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