ACINO XVII - EUROPA AL VOTO


EUROPA AL VOTO



Antonio Polito ( Castellamare di Stabia, 1956), politico e giornalista, editorialista del Corriere della sera, su questo quotidiano, giovedì 24 gennaio 2019, pag. 1-22, ha messo in atto le sue riflessioni sul prossimo voto, il 26 maggio prossimo, relativo alle elezioni europee, con una analisi stringente e fattiva. Il titolo è già tutto un programma, “Le trappole del voto europeo” tra tendenze, tensioni, conflittualità, mancanza di visione concreta dei problemi e di adeguata presa di coscienza di alcuni temi ricorrenti, quali populismo e sovranismo, che possono generare false interpretazioni. Innanzi tutto, è d’obbligo una “scontata” constatazione: la mancanza della controparte, in quanto “l’opposizione non sembra in grado di dare una spallata al governo nelle prossime elezioni”, poiché inesistente sul piano politico e senza contenuti veramente forti ed innovativi da proporre. Dopo di che si passa all’analisi del “populismo” reale e percepito. “Il termine populismo si è rivelato un boomerang per chi lo ha appiccicato con intento denigratorio alle forze politiche emerse in questi anni, che infatti lo esibiscono con orgoglio”. Ma questo termine viene accolto dall’opinione pubblica in modo superficiale, senza giungere al suo vero significato, senza approfondirne la portata: “ alla maggioranza degli italiani viene immediatamente in testa la parola popolo, che poi nella sua versione latina, corrisponde al greco demos, da cui viene democrazia; e non ci trovano niente di male”. Ma la differenza tra populismo e democrazia è abissale, non sarebbe percepita “nel dibattito pubblico, alquanto semplificato, dei nostri tempi”. Dal populismo al sovranismo, “una descrizione sbagliata per la politica estera del governo, che le rende anzi troppo onore”. A ben riflettere, l’ipotesi di uscire dall’Europa è tramontata, anzi il nostro governo ha “accettato una considerevole limitazione della sovranità….correggendo “la manovra e di fatto accettando le richieste della Commissione, ha accettato, quindi, le limitazioni. Da qui una constatazione “le forze cosiddette sovraniste stanno infatti chiedendo voti per prendersi l’Europa, non per dissolverla, dal momento che è diventato chiaro anche a loro che non gli conviene e non è questo il volere degli elettori: Ciò che resta della loro politica è piuttosto isolazionismo, sciovinismo, protezionismo”, “oppure trascolora in un nazionalismo”. Per l’opposizione (se così si può chiamare) si tratta di un tranello: il sovranismo non c’è e l’europeismo appare astratto. Infatti, si assiste ad una decadenza politica dell’Europa, con leader poco rappresentativi e mancanza generalizzata di programmi, idee, forza innovativa, piuttosto emerge disgregazione. In conclusione, occorre cambiare strategia: “L’opposizione di centrodestra e di centrosinistra pagano il prezzo di sospensione del pensiero politico”, stretti da anni “ in cui ci si è barcamenati tra interesse elettorale e interesse personale, ed è svanita la ricerca di idee guida da proporre all’elettorato”.



( a cura di Giuseppina Serio)

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