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ACINO XLV - E IL MURO CADDE

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E IL MURO CADDE


Heiko Maas, ministro degli esteri tedesco, sul Corriere della Sera, di sabato 2 novembre 2019, ha esposto le sue considerazioni sul Crollo del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, a pag. 28 di questo quotidiano: è quanto mai , oggi, utile riportare in sintesi i pensieri del ministro, ricchi di spinte emotive e di tensioni ideali verso una UE di grande avvenire, partendo dal titolo “Trent’anni dopo la Caduta del Muro – il 1989 ha dimostrato cosa può fare l’Europa”. Così l’autore: “ Chiunque di noi in Europa abbia assistito al 9 novembre 1989, può rispondere a questa domanda. “ “Con il muro è caduta anche la Cortina di ferro che per quarant’anni aveva lacerato il nostro continente”. “ Festeggiamo anche il coraggio con cui la gente in tutta l’Europa centrale ed orientale ha conquistato libertà e democrazia. Festeggiamo un’Europa che per sua felicità è unita”. “Per noi ne deriva un dovere: completare l’unificazione dell’ Europa. Costruire un’Europa che rende giustizia all’ideale di Spinelli di un continente unito, agli obiettivi dei padri fondatori De Gasperi, Schuman e Adenauer e ai valori e ai sogni di chi nel 1989 scese in piazza per la libertà e la democrazia.” “Nessuno di noi gestirà da solo le quattro grandi sfide mondiali: globalizzazione, cambiamenti climatici, digitalizzazione e migrazione”.


a cura di Giuseppina Serio

INCONTRO ALL\'UNIVERSITA\'

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Pensiero Tecnica Creativita'


Leonardo e il Rinascimento


7-8 Novembre 2019


09:30 - 18:00
Aula Magna del Rettorato
Via Verdi 8, Torino

ACINO XLIV - USA

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USA


Angelo Panebianco (Bologna, 1948), politologo, saggista, accademico, editorialista del Corriere della Sera, su questo quotidiano ha esposto  la sua dotta riflessione  su “Il ruolo smarrito degli USA – Un mondo senza gendarmi, e l’Europa incapace di tutto”, in un fondo pubblicato lunedì 14 ottobre 2019, pag. 1-28. A che punto, dunque si trova l’imperialismo americano? “Adesso gli Americani stanno andando sul serio a casa”: è un bene, è un male?  “ E’ sufficiente ragionare politicamente”. Punto di partenza è l’abbandono dei Curdi a se stessi, in una guerra che li vede in lotta con la Turchia di Erdogan la quale ha posto in essere “una rottura culturale, prima ancora che politica con l’Occidente”, istituendo “ in nome di una combinazione di islamismo e nazionalismo e del ripudio dell’eredità laica di Ataturk –il padre della Turchia moderna”, l’attuale  fisionomia  di quel territorio. Appaiono evidenti alcune considerazioni sul ruolo della Turchia, degli USA, dell’Europa. L’America si è giocata la credibilità come alleato ed ha permesso l’avanzata di potenze autoritarie, Russia e Cina (grandi) e Turchia e Iran (medie). Ora, l’analisi dell’autore riflette su tre questioni: “l’appartenenza della Turchia alla Nato, le sorti dell’Unione Europea, la parabola dell’egemonia statunitense”. Riguardo alla prima questione: la guerra turca in corso dovrebbe indurci a porre il problema dell’appartenenza della Turchia alla Nato, in quanto “non si potrà continuare ancora a lungo a fingere che la Turchi sia un membro come un altro”. “la seconda questione riguarda l’Europa “, tacciata di immobilismo, spaccata nelle decisioni e “biasimare e condannare non risolve nulla. Urgono contromisure”, perché ci sono problemi di influenza, di terrorismo, di profughi e quant’altro. La terza questione  investe gli USA: “Da ultimo c’è la questione della parabola della potenza americana. Il suo declino è  inevitabile? Forse si, forse no”. Ma la strategia di Trump è dirompente e preoccupante, “ha minato la credibilità dell’America, a tutto vantaggio delle potenze autoritarie”.


a cura di Giuseppina Serio

ACINO XLII - CULTURA

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27/10/2019

CULTURA


Gerardo Villanacci, avvocato, magistrato, accademico Università politecnica delle Marche, sul  Corriere  della Sera, mercoledì  23 ottobre 2019, a pag. 30, ha pubblicato un suo editoriale , esponendo una ben articolata riflessione su “ Il legame tra crescita e cultura”, mettendone in risalto il legame indiscutibile. Infatti, “tra le molte cose che possono mutare rapidamente non è possibile annoverare il sistema sociale, inteso nella sua accezione più tradizionale di organizzazione delle istituzioni collettive”. E qui viene a galla la politica nella sua valenza sociale che oggi è abbastanza misconosciuta , poiché la politica stessa “ appare sempre più avviluppata in analisi statiche ed astoriche risultando incapace di avviare i necessari processi di cambiamento sociale”.  Invece, sarebbe necessario cercare le cause della nostra stagnazione economica “nel mancato riconoscimento della centralità del ruolo della cultura. In particolare,dei profili essenziali che la connotano, vale a dire: l’istruzione, la formazione e la comunicazione”. “L’istruzione, che coinvolge il sistema scolastico nel suo insieme, deve essere rivalutata nella sua funzione di stimolo ad implementare il patrimonio delle conoscenze e delle esperienze e ciò oltre che per trovare occupazione lavorativa anche per conseguire riconoscimenti sociali ed  economici”. La scuola, accanto alla famiglia, deve essere forza trainante in questa impresa, in una loro proficua collaborazione. A seguire, l’Università, le cui riforme non “hanno prodotto risultati sperati”, anzi l’Eurostat colloca l’Italia nella penultima posizione in Europa; appena prima della Romania”. “E’ tempo di puntare sulla qualità alla qualità piuttosto che sulla mera quantità dei laureati”: questo è un dato di fatto. Occorrono, quindi, risorse finanziarie per gli Atenei, in quanto l’Università deve essere vista come un investimento. “E’ tempo che si superi la concezione per la quale finanziare l’Università rappresenti una semplice spesa e accedere definitivamente all’idea che, per  contro, si tratta di un importante ed imprescindibile investimento”. Per ultima, la formazione per realizzare “un vero processo educativo attraverso il quale è possibile trasferire le competenze necessarie allo svolgimento dei compiti per i quali si è preposti”. L’impegno diventa imprescindibile, se si vuole puntare sulla crescita.


a cura di Giuseppina Serio


ACINO XLIII

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27/10/2019

LEGGI
Stefano Passigli (Firenze, 1938), politico, con attività nella Sinistra per quattro legislature, accademico, editore, editorialista del Corriere della Sera, a pag. 28 di questo quotidiano di lunedì 14 ottobre, ha enucleato in un ponderato fondo le sue considerazioni, dal titolo “Dibattito sulla legge elettorale – Meglio la democrazia consensuale”. Iniziamo dall’incipit: “L’Italia ha avuto in 15 anni cinque diverse leggi elettorali sino ad oggi e tutte caratterizzate da un mix di proporzionale e maggioritario. Perché allora si vuole tornare al proporzionale? “Tralasciando le motivazioni di FI e Lega, veniamo al “dunque”. “In realtà, una modifica dell’attuale legge elettorale è imposta dal taglio del numero dei parlamentari: riducendo a 200 i senatori, nella metà delle Regioni nessun partito che non consegua almeno il 15% del voto, potrà essere rappresentato, con una fortissima compressione della rappresentanza a rischio di costituzionalità”. Ma non solo: “Anche l’elezione del presidente della Repubblica verrà alterata dal modificato rapporto tra il ridotto numero dei parlamentari e l’invariato numero degli elettori indicati dalle Regioni”. Penetrando più nel profondo del problema, emergono considerazioni politiche di tutto rispetto: infatti “i sistemi maggioritari sono adatti solo a Paesi a forte coesione sociale e privi di conflitti politici fondamentali”. “Nei sistemi proporzionali, invece, proprio la distribuzione proporzionale dei seggi, rende lo scontro meno acceso, anche se obbliga a governi di coalizione”. Mentre nel maggioritario maggioranza ed opposizione condividono principi fondamentali di base, di valenza democratica, in un Paese diviso “leggi elettorali proporzionali consentono più facilmente di raggiungere quel minimo di consenso politico e di integrazione sociale che ne assicurano la governabilità”. Quanto all’Italia, dunque, sarà il proporzionale a garantire la governabilità, facendo appello a chi ci governa, infatti “Compito dell’élite è unire il più possibile il paese, non dividerlo”, infatti “il proporzionale è più adatto a un paese diviso, il maggioritario acuisce i contrasti”. Così l’autore: Il nostro Paese ha già pagato in passato un prezzo molto alto a questo mix di ideologia e promesse illusorie”.


a cura di Giuseppina Serio


ACINO XXXX - CHE COSA

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08/10/2019

CHE COSA


Ferruccio de Bortoli (Milano, 1953), per ben due volte direttore del Corriere della Sera, poi direttore del Sole 24ore, scrittore e giornalista, nel suo editoriale sul Corriere della Sera di domenica 6 ottobre 2019, esplicita le sue riflessioni con un ponderato “fondo” (pag. 1-36) sull’ambiente, dal titolo “Dopo gli annunci- che cosa si può fare”. Vuole essere di sprone al miglioramento effettivo del nostro ambiente, ricordando che i benefici si riflettono sulla società intera. Il problema è stato affrontato dal rapporto ASVIS (Associazione per lo sviluppo sostenibile): “Nel febbraio scorso – si legge nel rapporto ASVIS – il governo giallo-verde ha presentato l’analisi di impatto della manovra economica del 2019 sui dodici indicatori di benessere equo e sostenibile. Ma si è fermato a quattro: reddito medio pro capite, disuguaglianza, non partecipazione al mercato del lavoro, emissioni di gas inquinanti”. C’è da rilevare che i tentativi non sono mancati, in effetti “abbiamo tante eccellenze. Molte imprese e amministrazioni all’avanguardia. Ma tantissime aziende italiane non hanno un programma per la sostenibilità ambientale e sociale”. Però parecchie aziende si sono conformate al problema e sono state premiate con una crescita produttiva e di valore. “Anche il mondo delle banche e della finanza può fare molto di più”. Occorre superare il pregiudizio che l’ambiente sia un valore secondario ed inserirlo in un necessario modo di essere. In effetti qualcosa da noi è stato fatto, come dimostra il rapporto ASVIS: si è intervenuti, ad esempio, su salute, economia, innovazioni e quant’altro, trascurando, tuttavia, educazione e clima e siamo peggiorati quanto a povertà, agricoltura, mari, ecc… Nella riconversione occorre essere attenti ai soggetti più deboli, al modo di procedere per non creare disparità. In Italia abbiamo un buon esempio nell’economia circolare: “E’ il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti prodotti”. Può essere un buon inizio. Conclusioni dell’autore: “Ovviamente l’esecutivo deve fare la propria parte e dimostrare che il cosiddetto green new deal non è solo uno slogan”.


(a cura di Giuseppina Serio)


Si riaprono le scuole...

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22/09/2019

In occasione della riapertura delle scuole Vi rimandiamo alla lettura dell'intervista di Lorenza Patriarca a cura di Gianna Montanari


ACINO XXXIX - DE GASPERI

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27/08/2019

A cura di Giuseppina Serio


DE GASPERI
Angelino Alfano (Agrigento, 1970), avvocato, già politico italiano fino al luglio 2014, attuale presidente della Fondazione De Gasperi, sul Corriere della Sera di lunedì 19 agosto  2019, espone ponderate considerazioni su "Lo spirito degasperiano di cui abbiamo bisogno" richiamando alla grande azione politica e morale del trentino Alcide De Gasperi (1881-1954), uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana. Ne viene delineata la "grande visione" storica del momento, la lungimiranza, la fermezza e la forza di proseguire nel cammino intrapreso: si fa riferimento allo "spirito: evidentemente intendendo con esso un orizzonte di senso, un ideale radicato e profondo capace di inverare di sé il tempo attuale".


ACINO XXXVIII - FAMIGLIA

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23/08/2019

A cura di Giuseppina Serio
FAMIGLIA
Lo "scottante" argomento viene affrontato in una lunga intervista, condotta da Antonio Polito, al grande psicoanalista Massimo Ammaniti (Roma, 1941), già accademico, professore onorario alla Sapienza, uno dei più noti psicoanalisti italiani, che ha privilegiato l'indagine sul rapporto genitori-figli, con una capacità notevole di profonda introspezione: due punti chiave del discorso:
"E' in crisi l'asse centrale della famiglia, fare figli ed allevarli" e "violenza social. Ecco una società senza genitori".
Si prospetta un futuro sociale tragico, una visione apocalittica, dove tensioni e malessere domineranno la scena.


ACINO XXXVII - AMBIENTE

IN EVIDENZA
20/08/2019
A cura di Giuseppina Serio
AMBIENTE

Sergio Harari (Milano, 1960), medico, pneumologo di dichiarata fama, attivo all'ospedale San Giuseppe di Milano, accademico, editorialista del Corriere della Sera, su questo quotidiano, venerdì 21 giugno 2019, ha esposto le sue riflessioni relative ad un tema di scottante attualità, dal titolo forte e pregnante :- Politica ed ecologia, "Il silenzio italiano sull'ambientalismo" - . Su siffatto argomento si dibatte da tempo, senza però una vera convinzione di base, atta a portare a termine progetti risolutivi.


Totale n.336   Pag. | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 32 | 33 | 34