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Clima, lunedi nuovo rapporto Onu verso COP 26

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Via libera di 195 Paesi al nuovo rapporto degli esperti delle Nazioni Unite, mentre nel mondo le alte temperature e la responsabilità dell’uomo fanno registrare disastri naturali dalla Germania alla Cina, dal Canada alla Grecia


 


Gabriella Ceraso  - Città del Vaticano


https://r.spclists.va/r.html?uid=D.P2.Des.q2I.2lZ.A.MyuJMAUoWnFEELhnkWtryJ7b1hbfC2k7TY6-vI-VcG3KwuBgm6rlcC5DqMNrJzFA9yD9KQ_nz51riEa1RFu4SQ


Onu, clima: aumentano gas serra e temperature, il pianeta a rischio

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Eventi irreversibili e mai visti da millenni lasciano presupporre ancora una volta la grande responsabilità dell'uomo sul Creato e sulla sopravvivenza del pianeta. E' lo scenario che disegna il sesto rapporto dell'Ipcc, il gruppo di scienziati esperti in cambiamento climatico, reso noto oggi


 


Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 


Onu, clima: aumentano gas serra e temperature, il pianeta a rischio - Vatican News


Naufragio di migranti al largo della costa di Dakhla, Marocco

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Ancora vittime dell'immigrazione in mare: una ong specializzata nella difesa dei diritti dei migranti nei territori del confine euro-africano occidentale, denuncia il naufragio, ieri, di un'imbarcazione diretta alle Canarie. 42 i dispersi, 10 le persone salvate. In corso le ricerche da parte della marina spagnola di un'altra barca in pericolo


 

Segnaliamo Livio Pepino e l\'ultimo suo intervento su MicroMega

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26/07/2021

Livio Pepino e' stato magistrato sino al 2010.


Gia' consigliere della Corte di Cassazione e direttore delle Edizioni Gruppo Abele.


Ora studia e sperimenta pratiche di democrazia dal basso.


La Sua attenzione si concentra sulla difesa dell'ambiente e della società dalle problematiche che le opere di interesse internazionale e nazionale generano.


Ha scritto:


Forti con i deboli (Rizzoli, 2012)


Come si reprime un movimento: il caso Tav (Intra Moenia, 2014).


 



Quale riforma per la giustizia e la magistratura?





L'antidoto ai fenomeni degenerativi in atto non sta tanto in operazioni di ingegneria istituzionale (che spesso, come e' accaduto in passato, aggravano ulteriormente la situazione) ma nel recupero del senso profondo della giurisdizione e dell'indipendenza (esterna e interna) di pubblici ministeri e giudici. 




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Cavie per legge?

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12/05/2021

Intervista / La corsa ai vaccini, la libertà di scelta e noi. Cavie per legge?


In Cavie per legge. Considerazioni sull’obbligatorietà del vaccino Covid-19, Gianfranco Amato (avvocato, presidente di Giuristi per la vita) e Paolo Gulisano (medico epidemiologo e storico della medicina) sostengono che con il ricorso generalizzato ai vaccini siamo diventati di fatto cavie, in quanto chi si sottopone al vaccino sta testando prodotti i quali, a causa dei tempi ristretti, non hanno rispettato gli abituali standard di sperimentazione. Una corsa, quella al vaccino, che secondo gli autori è espressione di una precisa visione del mondo, nemica delle libertà fondamentali.


Su Cavie per legge ho intervistato Paolo Gulisano.


***


di Aldo Maria Valli


 


Clicca su: Intervista / La corsa ai vaccini, la libertà di scelta e noi. Cavie per legge? – Aldo Maria Valli


MICROMEGA - Vaccinarsi contro il Covid-19

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12/05/2021

Vaccinarsi contro il Covid-19: doveri morali, responsabilità collettiva e intervento dello Stato





Vaccinarsi è una responsabilità etica, ma ci sono forti ragioni per sanzionare tale responsabilità con vincoli legali. Pubblichiamo un estratto dal volume "Etica dei vaccini. Tra libertà e responsabilità" a cura di Marco Annoni in questi giorni in libreria per Donzelli.



 

Alberto Giubilini 


29 Aprile 2021


Clicca su: Vaccinarsi contro il Covid-19: doveri morali e responsabilità collettiva (micromega.net)



25 APRILE 2021

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24/04/2021

25 aprile 2021


a cura di Gianna Montanari


 


 


Vogliamo celebrare il 25 aprile partendo da questa bella lirica in piemontese del poeta Nino Costa, che la compose nel novembre 1943, consegnandola con questa dedica al figlio Mario che partiva partigiano: "A mio figlio Mario e a tutti i partigiani della Val Chisone". Mario Costa morì in combattimento nell’agosto 1944. Vi proponiamo questa poesia, che fu radiodiffusa dalla stazione clandestina dei partigiani della Divisione Autonoma della Val Chisone, come espressione popolare della Resistenza legata al tema della montagna, che fu la sede privilegiata della guerra partigiana; ricordiamo sul versante della Valsusa la bellissima testimonianza che ci ha lasciato Ada Gobetti con il suo "Diario partigiano", mentre Primo Levi narra del suo arresto nel dicembre '43 in Val d'Aosta nel racconto "Oro" del Sistema periodico.


 


 


 


Anche se il nostro non è più il tempo della lotta armata, siamo chiamati come cittadini a una mobilitazione pacifica per difendere la democrazia e la libertà, beni preziosi che, come ben sappiamo, non basta siano conquistati una volta per tutte. A questo riguardo è molto giusto l’invito dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. https://www.anpi.it a tutti e a tutte coloro che si riconoscono nei valori della Resistenza a iscriversi all’Associazione. Per questo 25 aprile invita i cittadini e le cittadine a deporre un fiore alle ore 16 sotto le targhe delle vie e delle piazze dedicate ad antifasciste/i e partigiane/i.


 


 


 


Democrazia e Libertà: molto difficile realizzare il "governo del popolo" nella società globalizzata digitale, dove la politica è diventata calcolo elettorale, meccanismo da piegare alla ricerca del potere, mentre, come ricorda papa Francesco, dovrebbe essere una della forme più alte della carità.


 


 


 


Libertà: difficile essere liberi di scegliere e ricordare che la propria libertà termina là dove comincia la libertà dell’altro. Qualcuno forse si sente libero, ma non si accorge di avere assimilato i modi di pensare che conducono al consumismo sfrenato e all’individualismo egoistico. I mesi pesanti che abbiamo attraversato dovrebbero averci insegnato che la salvezza non può essere di piccoli gruppi di privilegiati, ma deve coinvolgere tutti, deve basarsi sull’aiuto reciproco e sulla solidarietà.


 


 


 


E allora ripensiamo la Resistenza e non releghiamo a una giornata la memoria di quei giorni. Torino è ricchissima di cerimonie, mostre e manifestazioni che rinnovano il ricordo di momenti e di persone che possono esserci di esempio.


 


 


 


Tra le molte iniziative in campo citiamo la mostra fotografica "Ricordati di non dimenticare. Nuto Revelli, una vita per immagini", che si inaugurerà a Torino il 25 aprile alle ore 11,30 sotto i portici di Porta Palazzo, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Nuto (https://www.nutorevelli.org). Sulla Stampa del 22 aprile Marco Revelli, intervistato da Adriana Riccomagno, spiega che il titolo della mostra è una frase che suo padre gli ripeteva spesso, e prosegue: "Il 25 aprile è una data che deve tenere sveglie le coscienze. L'ignoranza, anche quando è incolpevole perché voluta da altri, da chi ha il potere, alla fine si paga. Bisogna sapere per difendersi: ricordare cos’è stato il fascismo e quale prezzo è costata la Liberazione, per guardarsi da chi vorrebbe ripetere quegli errori e quei percorsi". La sede della mostra sarebbe piaciuta a Nuto, che nei suoi libri ci ha fatto conoscere la realtà del mondo contadino e la condizione delle donne di quel mondo: Porta Palazzo, oggi crogiuolo di etnie, in cui passano vite precarie, ci può raccontare il "mondo dei vinti" di questa stagione.


 


 


 


Il Museo diffuso della Resistenza (museodiffusotorino.it) offre dei percorsi cittadini "resistenti" per la Festa della Liberazione e anche, se ci si collega in streaming il 25 aprile alle 17, una ricetta particolare: "I sapori della Resistenza. Il gusto della libertà".


 


 


 


Grazie, grazie, grazie a TUTTE LE DONNE

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07/03/2021

Grazie, grazie, grazie a TUTTE LE DONNE che con AMORE e FORZA donano al MONDO LA SPERANZA.


 


8 MARZO 2021: CUORE DI DONNA


Nel ripercorrere la storia dell'Umanità


la moviola dell'esistenza ripropone, avanti e indietro,


la forza delle Donne che illumina il tempo.


 


Tempo che non rende ad Esse giustizia


perché la loro opera va oltre le ore,


oltre i soprusi e le violenze: è nel loro CUORE.


 


SM


Spes contra spem, in questi primi di gennaio 2019

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01/02/2021

Voglio qui parlare della speranza, proponendo un commento che ho pubblicato sul sito del caro amico e collega Neri Pollastri, il più valoroso consulente filosofico italiano. Neri oggi giustamente scrive che c’è poco da festeggiare in un mondo e in un tempo dove e quando la violenza e le ingiustizie sono così dilaganti. I botti ricordano le bombe di quelle le guerre, parafraso il suo scritto, e quindi non gli piacciono. Non piacciono neanche a me, per nulla, mi disturbano e mi annoiano. Non parliamo poi della inqualificabile abitudine di gettare in strada oggetti dalle finestre, rischiando di ferire qualcuno e sporcando il suolo pubblico. L’uomo a volte celebra riti che svelano con chiarezza quanto di belluino ancora permanga nella sua struttura di antropoide, mostrandosi -se così si può dire, e so di rischiare l’approssimazione sotto il profilo di una antropologia equilibrata- peggiore degli altri animali e soprattutto dei cugini antropoidi.


Intanto, Neri, buon anno a te e ai tuoi cari con speranza, perché stavolta su una cosa non concordo con te, proprio sulla definizione che dai di “speranza”. Non penso che la speranza sia una vecchia truffa ma sia due altre cose: prima di tutto è una passione che contrasta la disperazione, come insegna Tommaso d’Aquino nella sua elencazione delle undici passioni. In quanto passione è movimento, spinta interiore, ossigeno spirituale; secondo, è -teologicamente- virtù, appunto, teologale, insieme con la fede e la carità, per chi dà senso alla lezione di Paolo di Tarso (cf. 1 Corinzi 13, 13). Ma, direi, anche per la cultura laica, e non perché sia l’ultima dea, ma perché con la sua capacità di contrastare la disperazione di molti, li aiuta ad agire. Spes contra spem: infatti come si potrebbero affrontare le prove ardue che la vita ci pone, le battaglie per la giustizia che correttamente elenchi anche se a contrario, se non ci fosse la speranza ad aiutarci. Come avrei potuto aiutarmi quindici mesi fa quando mi si è rivelato il grave tumore che pare ora non ci sia più anche se mi ha lasciato sofferenza e dolori, senza speranza? Sul resto delle tue osservazioni etiche e politiche concordo senza riserve. Un abbraccio, caro amico mio.
Renato


Anch’io sono furibondo come Neri nei confronti degli egoismi terrificanti che condizionano l’agire degli attuali potenti del mondo, finanzieri e politici spregiudicati, dittatori e aspiranti tali, dilettanti allo sbaraglio le cui capacità politiche sono commisurate alle loro azioni fallimentari e alle dichiarazioni correlate che diffondono sul potente web.


Sulla speranza, però, voglio spendere qualche altra riga, poiché mi pare che sia necessario, di questi tempi un poco derelitti dalla sapienza.


La consolazione della speranza nasce dalla capacità di discernimento di ciascuno di noi, e io cerco di coltivarla sempre, anche con l’aiuto dei grandi sapienti di ogni tempo, come Paolo di Tarso. Leggiamo un passo della Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 13, dal versetto 1 al versetto 13:


“1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”


Infine, il testo del titolo di questo pezzo è tratto da un passaggio dalla Lettera ai Romani (4, 18), in cui san Paolo si riferisce ad Abramo:








«… qui contra spem in spe credidit, ut fieret pater multarum gentium, secundum quod dictum est: “ Sic erit semen tuum ”.»

cioè











«Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza
Si tratta di un esempio di fede incrollabile in un futuro migliore, anche se tutto sembra andare per il verso sbagliato. E qui c’entra di nuovo la speranza come virtù teologale e, aggiungo, anche come passione che combatte ogni pessimismo disperante.

La speranza non può demordere, poiché rappresenta la condizione dello spirito più adatta ad affrontare il futuro, essendo originata, sia dalle strutture cerebrali preposte all’istinto di sopravvivenza, come ci spiegano i neuroscienziati, sia dall’elaborazione teoretica della filosofia di ogni tempo, anche se diversamente declinata tra cinici-scettici e realisti-idealisti.


E poi questo sentimento è indispensabile per le persone, che ne hanno bisogno come dell’ossigeno per respirare, al di là di ottimismi o pessimismi di maniera o caratteriali. La speranza dunque, oltre a essere virtù e passione diventa anche sentimento, cioè un modo di sentire le cose, sia quelle che ci appartengono direttamente, sia quelle costituenti l’esternalità delle nostre vite, il mondo, poiché, se la solitudine anche nella sua versione solitaria è una condizione, o dimensione o diritto del singolo uomo e della singola donna, la condivisione empatica di una comunità-di-destino di tutti gli umani non può non fare conto sulla speranza stessa.


27 gennaio

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27/01/2021

Giorno della memoria


a cura di Gianna Montanari


Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale decisa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2005, ma in Italia istituita qualche anno prima, con legge del 20 luglio 2000 n. 211; quindi per l’Italia questo è il ventesimo anniversario della celebrazione per ricordare le vittime delle leggi razziali, dell’Olocausto nei lager nazisti e tutti coloro che rischiarono o persero la vita per proteggere i perseguitati ebrei.


Quest'anno la ricorrenza è particolarmente sentita e ritenuta importante in un momento in cui, in piena pandemia e con conseguente crisi economica e sociale, risorgono più forti le teorie dei negazionisti e rinascono ideologie basate sul razzismo, che legittimano la violenza contro gli ebrei, contro i neri, contro i "diversi".
Sulla Stampa del 26 gennaio (pp. 24 – 25) Elena Lowenthal giustamente afferma che la distanza temporale da quel passato segna un momento particolarmente fragile poiché la voce dei testimoni si va perdendo a poco a poco; in più, se la celebrazione tende, inevitabilmete, a diventare la ripetizione di un rituale, c’è il rischio che il Giorno della memoria si svuoti di senso. Ma se, come ha detto Primo Levi, "comprendere è impossibile, conoscere è necessario", occorre mantenere la memoria della Shoa. Secondo lei, quando il ricordo vivo dei testimoni si estingue, occorre trasferirlo in una narrazione, meglio ancora in una creazione letteraria, capace di generare un meccanismo di com-passione.
Ricordare il passato è inutile se nel mondo oggi si perpetuano, in forme diverse, atrocità che forse non eguagliano quelle dei campi di sterminio, ma sono l’esatto opposto degli ideali di democrazia e solidarietà su cui si era basata la rinascita dopo il secondo conflitto mondiale. Sempre sulla Stampa del 26 gennaio a pagina 25 il professor Carlo Vercelli, uno dei maggiori studiosi dei neofascismi, intervistato da Mirella Serri, ci spiega come le destre eversive di tutto il mondo si stanno unendo. D’altra parte non c’è bisogno di cercare a destra per trovare i diritti umani calpestati in varie parti del mondo: un comunicato di Articolo UNO – Torino del 25 gennaio dal titolo eloquente "Europa, non girarti dall'altra parte!" rammenta la condizione dei migranti della cosiddetta "rotta balcanica", respinti dalla polizia di frontiera di Trieste e Gorizia, respinti "a catena" fino in Bosnia, "in migliaia abbandonati al gelo, nei boschi, senza cibo e acqua". Potrei citare, purtroppo, molti altri esempi di violazione dei diritti umani nel mondo, ma penso siano noti a tutti voi....


Testimonianza di Liliana Segre: https://fb.watch/3gWMUwvZwV/


Totale n.383   Pag. | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 32 | 33 | 34 | 35 | 36 | 37 | 38 | 39